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Gasparri: “Se Draghi apre sulle droghe il suo governo è morto”

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Gasparri: “Se Draghi apre sulle droghe il suo governo è morto”

“Non avrei voluto alimentare polemiche sulla questione droghe ma sono costretto a parlare chiaro: è ovvio che nessuna delega può essere interpretata come apertura a legalizzazioni di alcun tipo, sono pronto a qualsiasi iniziativa contro il governo, se ci fossero cedimenti su questo versante”: lo ha dichiarato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, dopo che Mario Draghi ha assegnato la delega per le politiche antidroga a Fabiana Dadone, ministra per le Politiche Giovanili. Le posizioni notoriamente anti-proibizioniste dell’esponente pentastellata (ministra della Pubblica Amministrazione nel governo Conte) hanno scatenato le polemiche della destra.

“Draghi se lo metta bene in testa. Forza Italia non può condividere nessuna scelta azzardata. Sulle droghe servono politiche di contrasto, di prevenzione e di recupero, non certo politiche di apertura o di resa. Un governo che andasse avanti in questa direzione sarebbe un governo morto. Lo voglio chiarire perché si passerebbe non all’uscita dal governo ma all’ostruzionismo totale su qualsiasi materia a un governo di questo tipo”, ha detto Gasparri.

Draghi ha sbagliato. Si occupi di vaccini e risarcimenti. Ci sono categorie che aspettano ancora soldi e cittadini che aspettano ancora vaccini. Di questo si deve occupare il governo e per questo abbiamo votato la fiducia Draghi. Qualsiasi altra scelta, soprattutto in materia di droghe, porterebbe al contrasto parlamentare su qualsiasi argomento, ogni giorno. Non c’è bisogno di aggiungere altro”, ha concluso il senatore. Il dibattito sulla legalizzazione della cannabis innescato dalla polemica di Gasparri arriva proprio nel giorno in cui, oltreoceano, lo stato di New York ha legalizzato la marijuana per scopi ricreativi, il 15esimo negli Stati Uniti.

Leggi anche: 1. New York legalizza la marijuana. Addio alla “War on Drugs” 2. La ministra Dadone posta foto in felpa dei Nirvana e tacchi rossi: “Su parità di genere ancora molto da fare”
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