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Martina a TPI: “Stupito dal M5S, regolarizzazioni migranti utili all’Italia. Si parte dall’agricoltura ma dovrebbero essere più ampie”

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 8 Mag. 2020 alle 16:56 Aggiornato il 8 Mag. 2020 alle 19:06
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Immagine di copertina
Credit: Ansa

Martina a TPI: “Stupito dal M5S, regolarizzazioni migranti utili all’Italia. Si parte dall’agricoltura ma dovrebbero essere più ampie”

Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni, Maurizio Martina è una delle voci principali del Partito democratico nella discussione sulle regolarizzazioni dei lavoratori stagionali richiesta dalla ministra Bellanova. L’abbiamo intervistato per TPI.

Cosa ne pensa della proposta di regolarizzazione della ministra Bellanova?
Sono da sempre favorevole. Anche in questi giorni sto facendo la mia parte perché il provvedimento ci sia e sia adeguato a questi tempi. Sono favorevole perché penso che il minimo sia farlo sul settore agricolo e  sul lavoro domestico anche se bisognerebbe che fosse più ampio. Sono chiaramente dell’idea di non avere timidezze nel confronto con la destra, sono convinto che i percorsi di regolarizzazione sono anche i percorsi di sicurezza, fuori c’è l’illegalità. Farei una battaglia a viso aperto contro Salvini e Meloni per dimostrare tutto questo, fatti alla mano.
Il leghista Alessandro Morelli, ospite della trasmissione televisiva Agorà, ha dichiarato che se si regolarizzano gli stranieri “non c’è più nessuno disponibile a lavorare 3 euro all’ora”…
È un buon motivo per regolarizzarli. Ci ha dato un argomento che in un Paese civile non dovrebbe essere messo in discussione. In ogni caso il mio ragionamento si rivolge a quelle persone che devono avere dignità, regole e cittadinanza per garantire diritti e doveri e il mio ragionamento è legato alla tenuta dell’esperienza agricola italiana. Se parli con imprenditori per bene sono i primi a chiedere allo Stato dei percorsi di regolarizzazione per avere manodopera pagata il giusto e messa nelle condizioni di lavorare il giusto. Continuo a ricevere telefonate di imprenditori che mi dicono che bisogna farlo perché loro per primi hanno bisogno di stabilizzare. Anche per un’impresa è un delirio ogni volta organizzare la manodopera che serve con modalità deboli dal punto di vista delle regole e delle procedure.

Ma regolarizzarli solo per 3 mesi non rischia di fare passare il concetto che i diritti siano a tempo riducendo le persone alla loro utilità produttiva?
Io su questo faccio a tutti una proposta: commentiamo i provvedimenti quando sono approvati perché quando si ragiona di questo si ragiona di un campo di interventi. Non commento un’ipotesi. Dobbiamo tenere conto delle specificità dei diversi lavori ma la scelta di fare emergere il lavoro nero è assolutamente necessaria.
Qualcuno propone di mandare nei campi coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza. Che ne pensa?
Sono due cose differenti. Io sono d’accordo di accompagnare anche delle scelte utili per mettere in moto un meccanismo sperimentale. Sono d’accordo sulla cumulabilità di redditi stagionali limitati nel tempo. Perché dovremmo negare a un percettore di reddito di cittadinanza di fare tre settimane di lavoro regolare? Io sono favorevole. Chi ne parla come se fossero due realtà diverse come fa Salvini sbaglia: gli imprenditori raccontano che ci sono esperienze abituate e predisposte e sono quelle più attrezzate a stare dentro le filiere. Non puoi prendere uno che non l’ha mai fatto e lo metti lì.

Regolarizzare i lavoratori è utile anche per la lotta al caporalato?
C’è sempre un intreccio tra illegalità e lavoro sommerso e lavoro nero. Soprattutto nell’esperienza italiana non possiamo banalizzare, questi fenomeni si sono intrecciati in un meccanismo che abbiamo conosciuto in tante occasioni. Dico anche che noi dobbiamo tenere altissima la guardia ma dobbiamo anche sapere che per fortuna ci sono un sacco di esperienze positive, forti e nella legalità e nella dignità e nelle regole. Riconosco anche i punti di forza di un modello, il nostro, che è riuscito a fare sperimentazioni avanzate di legalità sul campo dell’agricoltura. La battaglia va tenuta aperta. La lotta al caporalato ha bisogno della sua azione repressiva e anche di un lavoro preventivo.
La stupisce la posizione del Movimento 5 Stelle?
Sì, mi ha stupito. Però si stanno facendo dei passi in avanti e confido che anche loro aiutino per portare a casa un provvedimento utile per l’Italia.

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