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Pizzarotti (ex M5s) a TPI: “Di Maio come Renzi: Rousseau lo salverà, ma cadrà sui fatti”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 18:23 Aggiornato il 29 Mag. 2019 alle 18:28
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Immagine di copertina

M5S crisi Di Maio Pizzarotti | Gli ultimi scontri all’interno del Movimento indeboliscono ulteriormente la posizione del vicepremier Di Maio e il rischio è che si arrivi a una crisi di Governo che porti a elezioni anticipate.

Uno scenario che vedrebbe come favorita la Lega, che ha ottenuto il 34 per cento delle preferenze alle elezioni europee appena conclusesi.

In attesa dei risultati del voto sulla piattaforma Rousseau annunciato da Luigi Di Maio, TPI ne ha discusso con Federico Pizzarotti, sindaco di Parma ed ex membro dei Cinque Stelle, che in queste votazioni ha avuto tremila preferenze personali in città e 8% il voto di lista con Più Europa-Italia.

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Come vede i risultati delle europee? L’ascesa della Lega, le difficoltà del movimento; ha inciso davvero l’astensione?

Non è certo colpa dell’astensione, tutte le volte che c’è stata forte astensione alle elezioni il Movimento diceva “noi abbiamo guadagnato percentuali”. In politica si girano i numeri sulla base dell’impressione che si vuole dare. Il punto è che la Lega ha dato l’impressione, all’interno del Governo, di essere la parte propositiva e capace di amministrare – parliamo dell’immagine – mentre il M5S ha dato l’immagine di non saper prendere le decisione e di bloccare le decisioni degli altri, frenando la crescita e possibili riforme per il Paese.

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Di Maio sta pagando lo scotto di aver voluto accentrare i poteri? 

Vedendo gli endorsement dei vari esponenti e soprattuto ora che Grillo ha detto “lasciamo fare al soldato Di Maio”, dubito che l’iscritto fan vecchio grillino potrà mai andare contro a quello che ha detto Grillo.

Quale sarà l’esito del voto sulla piattaforma?

Penso che l’esito sarà un 60-40 o un 70-30, ci sarà una voce di dissenso ma più piccola. Il tema è che non basta dire “bene, ora rimango per trovare delle soluzioni e migliorare”, no, resteranno lì per peggiorare.

Quando c’è un problema si cerca di aggirarlo dal punto di vista comunicativo ma poi il problema reale nel frattempo peggiora, questo è ciò che hanno fatto.

Il movimento è diventato ormai un partito di correnti?

La situazione è così da un bel po’ di tempo, da quando c’è stata l’ascesa di Di Maio, e come da tradizione delle correnti, i ruoli di garanzia per evitare atti di sabotaggio sono dati agli esponenti di questa “opposizione interna”, basti guardare la Ruocco e Fico. È la Demorazia Cristiana 2.0.

Non è che proprio loro stanno tramando contro Di Maio?

Fico non si è espresso in questo caso, forse proprio perché sta aspettando la resa dei conti; se Di Maio dovesse uscire vincitore dal voto, dopo sarebbe complicato. Purtroppo il parallelo con Renzi è attualissimo: anche Renzi andò al congresso con un plebiscito dopo che avevano provato a farlo cadere una prima volta. Ma quand’è che cadde realmente? Cadde sui fatti concreti, sul referendum, sulla realtà dei fatti.

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Quindi se domani vincerà la linea di Di Maio la prova sarà quella di rincorrere il governo e la prova vera saranno le prossime elezioni. Rimandare il problema non li salverà dall’affrontarlo.

Se i grillini dovessero votare contro, quali sono gli scenari: Di Maio cadrà da capo di partito o si prospetta una crisi di Governo?

Ho sentito anche di un possibile ruolo di guida per Di Battista, mi è sembrato l’ennesimo pretesto, è come se fosse da una parte un endorsement dall’altra una minaccia, allora non so quanto dureranno. Se andranno a votare saranno ulteriormente indeboliti.

Salvini ha fatto capire che dopo questo voto cambia la musica.

Però per cambiare la musica si deve andare a votare. Anche se ha vinto in senso numerico le europee non gli ha dato dei numeri diversi nel Parlamento italiano e in consiglio dei ministro, dove comunque il M5S ha ancora la maggioranza. Quindi secondo me sarà ancora lunga questa fase del “cosa succederà”, mentre rimangono i problemi.

Qaulcuno pensa a un’alleanza Cinquestelle-Pd.

Io spero che il Pd non si faccia fregare, come si è fatto fregare da Berlusconi l’altra volta e dal suo “abbraccio mortale”. In questo caso l’abbraccio mortale sarebbe dal Movimento. Il Movimento potrebbe solo acuire i problemi interni della sinistra, facendo leva su questioni legate all’onestà, a determinate tematiche ambientali. Sarebbe un altro colpo anche per il Movimento.

Allo stato attuale il Movimento sembra in angolo cieco.

Sinceramente vedo grosse possibilità: i territori sono stati abbandonati, ci andavano a raccontare cosa fosse l’onestà, adesso l’onestà non è più di moda, c’è tutta la storia delle correnti e delle lotte intestine che sui territori si vedono ancora meglio, non è un caso che in tanti comuni non hanno neanche fatto la lista.

Dal punto di vista nazionale, oltre al reddito di cittadinanza, di cosa hai parlato? Che tema possono tirar fuori per risorgere? Uno zoccolo duro che lì seguirà ci sarà per tanti anni, diverso è avere il consenso che hanno avuto fino ad adesso.

Passiamo ai suoi risultati personali, la soddisfazione è alta, pronosticava queste percentuali?

Io di fatto non ho fatto pronostici al livello locale, mi aspettavo che il lavoro sul territorio provinciale fosse positivo e così è stato, ci ha dato soddisfazione. Abbiamo unpo’ trascurato il locale per aiutare il nazionale. Io comunque ho detto che sarei rimasto sindaco e che lo facevo per spingere in Piemonte, in Lombardia, ho cercato di dare una mano in generale.

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Per le regionali 2020 pensa a una candidatura con il Pd?

L’obiettivo primario è fermare l’avanzata della Lega, in questa chiave c’è una disponibilità ad aprire un fronte ampio per trovare un’immagine complessiva di una missione diversa da quella della Lega. Questo non vuol dire che va bene tutto, ovviamente, prima di tutto parleremo di programmi e di come alzare l’asticella su alcune tematiche. Io penso soprattutto ambientali, su cui si può provare a fare un ulteriore scatto di reni. Se poi vogliamo dimostrare di aver capito la necessità di cambiamento dei cittadini, al di là dei risultati reali, che chiedono un cambio di approccio alla vita politica attiva, mettendo in chiaro da dubito chi sono le persone che possono comporre questo fronte ampio.

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