Il Movimento 5 Stelle celebra i suoi 10 anni: il racconto di TPI da Napoli

Di Donato De Sena
Pubblicato il 13 Ott. 2019 alle 09:04 Aggiornato il 7 Nov. 2019 alle 07:51
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Immagine di copertina

Il M5s celebra i suoi 10 anni: il racconto di TPI da Napoli della grande festa di attivisti e leader

Il Movimento 5 Stelle celebra i suoi 10 anni a Napoli con una festa degli attivisti e degli abbracci ai leader. Capo politico, fondatore, presidente della Camera, presidente del Consiglio, ministri, viceministri, sottosegretari: tutto il M5S che conta ritrova il calore della base in un momento delicato della sua storia, a due mesi dallo strappo con la Lega e dalla discussa alleanza con il Partito Democratico.

Per Italia 5 Stelle alla Mostra d’Oltremare di Napoli si ricompattano due anime pentastellate apparentemente diverse: quella dei governisti del Palazzo e gli attivisti duri e puri che hanno seguito Beppe Grillo fin dai tempi dei MeetUp e che oggi digeriscono l’alleanza con il Pd pur considerandolo ancora uno degli emblemi della peggiore politica.

Per tutta la giornata di sabato, tra stand e palchi, il M5S di Palazzo indica la linea del governo, rivendica promesse mantenute, spiega la bontà di leggi e decreti. Nello stesso tempo minimizza su dissidenti interni, malumori, rischio di spaccature, voci di rischio scissioni e soprattutto sugli esponenti assenti. A festeggiare il decennale non ci sono Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone, ma mancano anche ex ministri come Barbara Lezzi e Giulia Grillo.

“Hanno sbagliato, avrebbero dovuto partecipare a questa grande festa”, dice il presidente dell’associazione Rousseau Davide Casaleggio. “La gente non sentirà la loro mancanza”, dichiara a TPI il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. I militanti ripetono come un mantra: “Non ci piace il Pd, non ci fidiamo, ma l’accordo era l’unica soluzione per mettere in pratica le nostre proposte”.

I big sul palco

Il momento più atteso della kermesse è l’appuntamento serale, alla vicina Arena Flegrea, per gli interventi dello stato maggiore. Sul palco sono attesi Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Roberto Fico, Casaleggio e Beppe Grillo.

Durante la fila all’ingresso si ripetono le critiche alla stampa. “Questa è una festa dei giornalisti, ma non scriveranno nulla di quello che vedono, aspettano solo una gaffe”, dice un militante irpino. “Scrivono solo balle”, aveva urlato una signora qualche ora prima, mentre Di Maio faceva fatica a spostarsi accerchiato da microfoni e telecamere. La grillina ortodossa aveva anche scambiato qualche insulto con un cronista tv.

Nell’arena poi, quando, pochi minuti prima dell’inizio, passano i big davanti alla prima fila partono applausi. “Manlio, Manlio”, per Di Stefano. “Nicola, Nicola”, per il presidente della Commissione Antimafia Morra. Il comizio inizia alle 19.45. Gli spalti sono pieni. Auguri a tutti, Dice Di Maio. Per alcuni sono 15 anni. Un gruppetto urla “Basta armi alla Turchia”. Grazie a questi ragazzi, dice.

Il capo politico annuncia lo stop alla vendita delle armi e ripete “Basta armi alla Turchia”. Poi parla del M5S. “Dieci anni di movimento hanno cambiato per sempre la politica di questo paese”. Chiede un’alzata di mano e la ottiene. Strappa un applauso sul taglio dei parlamentari. Il feeling è evidente. Ricorda il risparmio di risorse e risponde a chi lo considera irrisorio. “Sono solo 300mila euro ma c’è gente che non la vede in un anno”. Di Maio ricostruisce l’esperienza del M5S. “Siamo il movimento che ha trasformato l’impossibile in possibile”.

Ricorda l’elezione del primo sindaco pentastellato, in Veneto, nel 2012, un risultato che sembrava allora impossibile. “Noi vogliamo trasformare questo Paese, giorno dopo giorno”. Siamo post-ideologici, ricorda. E parla di “terza via”. Che significa non significa valutare le cose pensando se sono di destra o di sinistra – è il suo ragionamento – ma se servono a risolvere i problemi. Arriva un applauso, prevedibile, sul reddito di cittadinanza.

Poi Di Maio parla dei governi e di risultati. “Al centro per me c’è solo una cosa: un elenco di promesse da mantenere, dobbiamo spuntare tutti i progetti del programma del 2018. Dobbiamo essere la prima forza politica che ha approvato tutto il suo programma”. Il ministro indica le due cose da “spuntare” ora, le ultime due promesse mantenute: taglio dei parlamentari e dl Clima. La Lega abbiamo costretta a votare il reddito di cittadinanza. Al Pd il taglio dei parlamentari. “Dopo tanti anni di destra o sinistra alla fine siamo arrivati noi e glielo abbiamo fatto fare”. “Dobbiamo pensare in grande”. Passa alle prossime riforme. L’obiettivo è superare “l’inferno degli enti pubblici”.

“È come l’inferno di Dante”, dice Di Maio. Il piano è quello di “semplificare lo Stato, in modo che sia utile ai cittadini e non agli sprechi”. Per affrontare il progetto bisogna decidere “quanti comuni, ministeri, authority, regioni, ci servono”. Di Maio annuncia uma “grande riforma costituzionale per sapere dove risolvere i problemi e uscire dall’inferno degli enti pubblici”. “È una questione di qualità della vita. E trasformare la sfiducia in fiducia delle istituzioni”, afferma il ministro.

Di Maio guarda ancora indietro e al per orso decennale del Movimento. “Non abbiamo odiato ma siamo stati arrabbiati”. Ma è una fase diversa ora, quella del movimento che non protesta ma governa. “Se davvero dobbiamo pensare in grande non dobbiamo stare sulle spalle del Movimento. Quella rabbia è stata anche il nostro propulsore, carburante. Nei prossimi 10 anni non dobbiamo essere arrabbiati”.

Ci dobbiamo caricare sulle spalle il movimento per coinvolgere altre persone, dopo aver trovato la “terza via”, è il ragionamento di Di Maio ai suoi. Le frecciate a Matteo Salvini non mancano. “Aveva fatto promesse che non poteva mantenere, per questo ha fatto cadere il governo”. Voleva più poltrone, noi gliele abbiamo tagliate”. Partono fischi quando cita Silvio Berlusconi, sottolineando le trattative dell’ultimo anno e mezzo e la rinuncia alla proposta di diventare premier. Tutti in piedi quando cita e presenta il premier Conte.

Il professore si inchina davanti al pubblico. L’applauso non si ferma. È il momento dell’intervista a Conte e Di Maio. Rispondono alle domande di Paolo Borrometi. I due vengono intervistati insieme per la prima volta. Si parla innanzitutto della Turchia e dell’attacco in Siria. “Lunedì abbiamo il Consiglio Europeo degli Affari Esteri e ci sarà un Cdm, un passaggio fondamentale è dire chiaramente che quello che sta facendo la Turchia”, dice Di Maio. E ribadisce lo stop alle armi della Turchia.

“Un ricatto del genere non possiamo accettarlo e non lo accetterà nessuno”, afferma Conte su Erdogan. E sottolinea la necessità di unità a livello comunitario. “L’Europa saprà parlare con una voce sola e non accetterà ricatti.

Poi la vicenda 007. “Tra i vostri valori fondativi c’è la trasparenza”, dice Conte al popolo M5S. “Riferirò al Copasir, il nostro presidio democratico di controllo sui servizi segreti. Poi smentirò fesserie che sono state scritte”. Il premier non ha gradito l’attenzione mediatica per “tutte le donne e gli uomini della nostra intelligence che lavorano anche di notte per la nostra sicurezza”.

Sull’economia comincia ancora Di Maio a rispondere. Gli 80 euro “di Renzi” li definisce “soldi degli italiani”. E sulla riduzione delle tasse afferma: “Il lordo è bello, il netto una tragedia, dobbiamo far diventare più bello il netto.Questo è il taglio del cuneo fiscale”.

Conte indica le strade per fare la manovra. “Lo spread più basso porterà 18 miliardi in tre anni, abbiamo recuperato spese improduttive, ci sono le agevolazioni varie, stiamo riordinando. Il taglio del cuneo fiscale vorremmo farlo più sostanzioso ma in questa fase non possiamo avere grandi margini, ma stiamo lavorando in questo contesto per dare il segnale di una svolta di questo processo riformatore”.

“Abbiamo avuto poco tempo, faremo di più e meglio prossimamente”, promette il capo del governo. Conte dice sì al carcere per i grandi evasori. “Sposo la causa del M5S, è nel nostro programma di governo, in caso di grande evasione non capisco perché non si debba andare in carcere”. Ancora un applauso.

Si passa alla lotta alla mafia. Sembra un tema particolarmente sentito. C’è un lungo applauso e il pubblico in piedi per un minuto ai nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ricordati da Borrometi, e a tutte le vittime di mafia. “Dobbiamo richiamare molta attenzione sul contrasto, le nostre organizzazioni riciclano dove trovano legislazioni più favorevoli”, è un passaggio dell’intervento di Conte. Che evidenzia quanto sia importante la collaborazione con gli altri Paesi. “Dobbiamo ottenere anche un’integrazione che sia anche a nostro vantaggio”.

Borrometi chiede al premier se si iscriverà mai al M5s. Conte glissa un po’ ma manifesta la sua grande ammirazione per l’attivismo dei pentastellati. “Lavoro benissimo con il Movimento, i MeetUp sono la più felice intuizione del Movimento”. Di Maio viene invitato a raccontare la prima riunione tra grillini. “Era una riunione ad Ostia, andammo in due da Pomigliano d’Arco, e già si litigava”, scherza il ministro.

Di Maio poi parla della nuova organizzazione, una struttura più ampia. Di Maio e Borrometi poi lasciano il palco a Conte. Il premier viene accolto da una nuova standing ovation. Si gode gli applausi in silenzio. “Hanno detto che siete l’antipolitica, ma siete il trionfo della politica, della buona politica”, afferma. “Siete quelli che invitano tutti a onorare le Istituzioni”, aggiunge. Parte il grido “onestà, onestà” dalla gradinata. “Non mollare mai”, grida qualcuno. Conte spiega la “nuova polis”. Garantisce l’abbassamento delle tasse e una riforma della giustizia. Poi la lotta alla burocrazia e l'”Italia verde”, sostenibile”. Elenca temi. “Dobbiamo ragionare di idrogenodotti”, dice strappando ancora un’ovazione e raccontando la svolta in tema di ambiente, di un recente convegno, citando un post di Beppe Grillo.

Parte un nuovo coro: “Beppe, Beppe. Il premier tiene bene il palco. Elenca progetti su progetti. Conquista più applausi di Di Maio. “Gli slogan li lasciamo a quelli che dicono di avere le coperture per tutto”. La frecciata a Matteo Salvini riesce alla perfezione. Il pubblico gradisce ancora. E applaude quando Conte manifesta il no allo slogan “porti chiusi”. Dopo Conte tocca a Fico. Casaleggio. A un nuovo grande applauso, stavolta per il padre Gianroberto. Infine lo show di Grillo. Come ai vecchi tempi.

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