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“Vuole evitare il congresso”: Letta nel mirino dei democratici per le Agorà e lo ius soli

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Quest’anno, doveva andare così, si dicono i parlamentari Pd da chat in chat, non trovando pace neanche sotto l’ombrellone.
Perché i nuovi fulmini che agitano l’estate dei democratici si chiamano ius soli ed Agorà. E Letta non speri di evitare il congresso del partito buttandola in “caciara” con le Agorà: perché il “grande sospetto” che aleggia in questi giorni nel corpaccione del PD è che Enrico Letta con la scusa delle Agorà voglia “scansarsi” il congresso dem.

Ma andiamo con ordine. “Lo ius soli rischia di essere il bis del disgraziato ddl Zan”, dicono dalle parti di Lotti e Guerini, “una battaglia giustissima per carità ma Letta lo ha capito che non è questo il momento e che le leggi vengono approvate in Parlamento e non alle feste dell’Unita’?”.

Ieri sul whatsapp dei deputati e senatori Pd, si sprecavano le battute sulle dichiarazioni di Jacobs. “Diciamoci la verità – ammetteva un esponente di primo piano del Nazareno da una spiaggia del Gargano – il segretario è anche un po’ sfortunato. Appena indica un nuovo simbolo, questo rifiuta il piedistallo. A questo punto speriamo che almeno Fedez resista”.

A spaventare l’inquieta truppa parlamentare dem sono i numeri dell’aula. “Non c’è una maggioranza sullo Zan come non c’è una maggioranza sullo ius soli. Parlarne a vanvera significa solo fare un favore a Salvini”, sibila un deputato emiliano.

A rendere inquiete le giornate di metà agosto, oltre alla cittadinanza per gli immigrati, anche le celeberrime Agorà, annunciate per ogni luogo dal segretario Letta.

È vero che per ora sono state un mezzo flop, l’anteprima a Napoli con tutti i candidati sindaci presenti, ha registrato parecchi posti vuoti tra il pubblico.

Il dubbio che circola nelle file dem riguarda però il senso che vorrà dargli il Nazareno. E sempre da Base Riformista ci si domanda se le Agorà saranno un modo per eludere il congresso (secondo molti è proprio questo l’intento di Enrico Letta, evitare l’assise democratica). “Impossibile, siamo pronti a fare le barricate, Agorà o non Agorà”, confida una voce di primissimo piano del Pd, “nel 2022 dovremo farlo per forza il congresso”.

E a quella sfida, sotterraneamente, già in molti si preparano. Basterebbe chiedere ad Andrea Rossi, anima organizzativa del presidente Bonaccini, la lista di esponenti del partito che vogliono presenziare agli incontri di presentazione del suo libro. Già, Stefano Bonaccini, il prossimo tormentone dell’autunno inverno di marca democratica. Scommettiamo?

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