Ius culturae: quando il centrosinistra ha paura di fare riforme di centrosinistra

Il ragionamento politico del Partito Democratico è sempre lo stesso da anni: restare in scia, provare a rivendersi come quelli che applicano le teorie di Salvini ma con buonsenso e buona educazione

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 30 Set. 2019 alle 16:44 Aggiornato il 1 Ott. 2019 alle 16:39
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Immagine di copertina
Una classe di bambini di diverse origini Credit: AFP

Ius culturae: quando il centrosinistra ha paura di fare riforme di centrosinistra

Le polemiche sullo Ius Culturae da Di Maio ce le aspettavamo un po’ tutti: che il capo politico del Movimento 5 Stelle sogni un imperturbabile governo che non debba affrontare i punti di forza dell’ex alleato Salvini è cosa evidente e risaputa, nonostante indichi una certa debolezza politica tipica di chi vorrebbe gestire il potere senza pendersene le responsabilità.

Ma ciò che turba (e conferma il decennale turbamento) è questo solito Partito Democratico che ancora una volta riesce a spaccarsi su una riforma di diritti adducendo motivazioni risibili tutte legate al complesso di inferiorità verso la propaganda degli avversari: dice la sottosegretaria Alessandra Morani (prima renziana e ora nella corrente di Lotti e Guerini all’interno del partito) che “il principio è sacrosanto ma ora non sarebbe compresa, perché sono in circolo le tossine di razzismo inoculate da Salvini”.

Una motivazione che in poche parole riesce nel capolavoro politico di dichiarasi “inquinati dalle tossine di Salvini” (loro che avrebbero il compito di liberarci da quelle tossine) e riesce a rimettere in campo il Capitano leghista finito ai margini quasi legittimandolo.

Forse ai più non è chiaro che lo Ius culturae nei fatti esiste già: se è vero che i sovranisti di casa nostra si dicono preoccupati per i costi che deriverebbero dai “nuovi italiani” qualcuno potrebbe tranquillamente spiegargli che i costi di cittadinanza di questi 800.000 ragazzi sono già in essere (sono tutti di fatto italiani, vivono e studiano in Italia) e ciò di cui si sta discutendo sono i diritti di chi è burocraticamente straniero di una nazione che non ha mai conosciuto e spesso nemmeno visitato.

Lo ius cultarae prevede l’ottenimento della cittadinanza per il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età, purché abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per conseguire una qualifica professionale senza dovere aspettare i 18 anni come prevede l’attuale legge.

Il ragionamento politico del Partito Democratico è sempre lo stesso da anni: restare in scia, provare a rivendersi come quelli che applicano le teorie di Salvini ma con buonsenso e buona educazione, dimenticando che la rappresentanza che manca è proprio quella delle persone che da tempo hanno capito come le paure inoculate per propaganda siano inutili rispetto a una vera uguaglianza che rimetta al centro il lavoro, la casa, la dignità e la salute.

E se davvero come dice la Morani (e altri nel Pd) bisogna sfidare la difficoltà di raccontare i diritti uscendo dalla paura allora qualcuno dica ai dirigenti del Partito Democratico che questo è il compito per cui sono stati eletti. Semplicemente.

> Ius culturae, Morani (Pd): “Fare la legge adesso è un errore”

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