L’Istat gela il Governo: deficit al 3,1% del Pil, l’Italia resta nella procedura d’infrazione Ue
L'esecutivo avrà meno margini di manovra nella prossima Legge di Bilancio, l'ultima prima delle elezioni. Il ministro Giorgetti: "Prendiamo atto, non senza rammarico".
L’Istat gela il Governo: nel 2025 il deficit pubblico dell’Italia è stato pari al 3,1% del Prodotto interno lordo. Il nostro Paese resta quindi sottoposto alla procedura d’infrazione dell’Unione europea per disavanzo eccessivo. Tradotto: per almeno un altro anno i margini di spesa resteranno fortemente limitati.
L’Istituto nazionale di statistica ha confermato il dato già diffuso ad aprile. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti erano fiduciosi sulla possibilità di una revisione del calcolo che portasse il rapporto deficit-Pil sotto la soglia del 3% fissata da Bruxelles. L’Istat ha effettivamente aggiustato le cifre su entrate e uscite dalle casse delle Amministrazioni pubbliche, ma il disavanzo finale (pari a 69,7 miliardi di euro) è rimasto al 3,1% del Pil.
“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit-Pil 2025”, scrive in una nota il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”.
L’Italia è sottoposta alla procedura d’infrazione dell’Ue dal 2024, alla luce del rapporto tra disavanzo pubblico e Pil dell’anno precedente, pari al 7,4%. Per il nostro Paese, il Consiglio Ue aveva fissato un percorso correttivo con limiti alla crescita nominale della spesa netta: 1,3% nel 2025 e 1,6% nel 2026.
Restare nella procedura d’infrazione comporta l’obbligo di rispettare un piano di correzione dei conti, riducendolo il deficit strutturale di 0,5 punti l’anno, oltre al controllo della spesa netta. In altre parole, il Governo Meloni avrà meno flessibilità di quel che sperava nel congegnare la Legge di Bilancio del 2027, l’ultima prima delle elezioni politiche.
A questo punto potrebbe inoltre complicarsi l’accesso alla clausola di salvaguardia chiesta dall’Italia, che consentirebbe di sforare il deficit per finanziare per l’energia e la difesa (Roma ha chiesto per i prossimi due anni una flessibilità pari a 14,4 miliardi di euro per la sicurezza energetica e quasi 22 miliardi per la difesa).