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Home » Politica

Berlusconi e i contatti con Mosca durante la crisi: “L’ambasciatore mi ha detto la verità sulla guerra”

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“Ho parlato con l’ambasciatore russo in Italia Razov. Mi ha spiegato le loro ragioni, cosa ha fatto Zelensky. Mi ha raccontato che è stata l’Ucraina a provocare ventimila vittime nelle zone contese. E che l’invasione era necessaria perché il rischio era che l’Ucraina attaccasse la Russia”, queste le parole con cui, secondo un retroscena di Repubblica, Silvio Berlusconi si sarebbe rivolto agli alleati citando la conversazione con l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Ravoz, proprio nel giorno in cui il centrodestra decideva di non votare la fiducia al governo Draghi portandolo alle dimissioni.

Anche in questo caso, dunque, ricompare il braccio di Mosca sulla caduta del governo Draghi. Il Cavaliere, amico di vecchia data di Vladimir Putin, non aveva mai sposato in pieno la linea atlantista del premier Mario Draghi, che avrebbe criticato proprio nel vertice del 20 luglio a Villa Grande, aiutato anche dalle parole di Razov. Ma era il 20 maggio quando Berlusconi, a margine di un evento di Forza Italia a Napoli, aveva affermato che l’Europa doveva fare “una proposta di pace cercando di far accogliere agli ucraini le domande di Putin”. “Inviare armi significa essere cobelligeranti”, aveva dichiarato. Nelle settimane successive la diplomazia americana aveva fatto pressioni per comprendere la linea del Cavaliere, ma Berlusconi non si è mai speso per Kiev. Tanto da sentire Ravoz  e menzionare la telefonata a tutti quando si decideva sulla fiducia al governo.

Dopo le rivelazioni de La Stampa, secondo cui l’emissario di via Bellerio Antonio Capuano avrebbe avuto contatti con il numero due dell’ambasciata russa a Roma, desideroso di sapere se la Lega fosse interessata a ritirare i suoi ministri dal governo, il nuovo retroscena corrobora la tesi secondo cui Mosca in questi mesi abbia avuto un ruolo attivo nel comprendere e in qualche modo influenzare le decisioni di alcuni partiti sul destino del governo di larghe intese. Ora che questo è caduto, sempre secondo Repubblica, Putin sarebbe interessato a destabilizzare la campagna elettorale in favore della destra, e in particolare di Salvini.

Una delle armi a disposizione del Cremlino sarebbe il cosiddetto “battaglione Wagner”, legione di mercenari fedeli allo Zar che operano in Africa, Siria, Libia e, dall’esplosione del conflitto, anche in Ucraina dell’est. Proprio in Libia gli uomini di Putin starebbero incentivando le partenze di migranti a bordo di barconi di fortuna dalla regione orientale dalla Cirenaica verso l’Italia, per permettere alla Lega di buttare benzina sul fuoco della propaganda anti migranti così cara a via Bellerio. Ma non tutti i partiti di centrodestra strizzano l’occhio a Putin. Proprio la favorita alle prossime elezioni Giorgia Meloni avrebbe provato a rassicurare Washington affermando di essere “garante senza ambiguità della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”. Sui presunti contatti tra Capuano e Kostyukov, Meloni ha domandato chiarezza: “Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite”, ha affermato.

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