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Cari Fontana e Speranza, pubblicate tutti i dati e fateci capire chi ha sbagliato sulla zona rossa

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 25 Gen. 2021 alle 13:38
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Immagine di copertina
Attilio Fontana e Roberto Speranza. Credit: Ansa

Regione Lombardia respinge al mittente tutte le accuse di errore nel calcolo dei casi di Covid-19, che avrebbe comportato l’erroneo inserimento in zona rossa. Nella conferenza stampa condotta insieme alla sua vice Letizia Moratti, il presidente Attilio Fontana ha negato ogni addebito, per poi aggiungere che “probabilmente non è colpa di nessuno” e quindi che attende con serenità che i magistrati accertino i fatti.

Ma possiamo davvero aspettare che sia la giustizia, che necessariamente ha tempi lunghi, a chiarire questa vicenda? A mio avviso no, perché lo scontro istituzionale sta prendendo una piega davvero allarmante per chiunque si riconosca nella democrazia. Così come ci siamo indignati per l’assedio di Capitol Hill, allo stesso modo dobbiamo renderci conto che la radice di certi episodi inquietanti sta proprio nella continua delegittimazione delle istituzioni. Non ce lo possiamo permettere, tantomeno in un momento drammatico come quello che il Paese sta vivendo.

Le accuse reciproche tra Governo e Regione Lombardia necessitano di un immediato chiarimento, perlomeno sul piano politico. Fontana dice che la Lombardia viene calunniata, mentre il ministro Roberto Speranza dice che il ritorno in zona arancione è stato disposto dopo una rettifica dei dati provenienti da Palazzo Lombardia. E’ ora di passare dalle parole ai fatti.

In attesa che la magistratura faccia il suo corso, sul piano politico sarebbe assolutamente necessario che entrambe le parti in causa facessero uno sforzo di trasparenza, nell’interesse dei cittadini e delle istituzioni. Se ancora non basta la mail resa pubblica nelle scorse ore, si può fare un passo in più.

Al Presidente Fontana quindi consiglierei vivamente di rendere pubbliche tutte le comunicazioni intercorse con Roma rispetto ai dati, nonché il database dei casi di contagio e delle relative guarigioni, sul quale ormai si stanno diffondendo delle leggende metropolitane. C’è un file excel con la formula sbagliata? I dati erano giusti e sono stati in seguito computati con un algoritmo sbagliato? Noi di TPI siamo a sua disposizione per renderli pubblici.

Rivolgerei la stessa richiesta al ministro Speranza, al quale inoltre chiederei se non stia pensando di inviare degli ispettori ministeriali presso la sede della Regione Lombardia al fine di verificare se, su questo e altri punti, non vi sia per caso qualcosa che non funziona. Abbiamo visto ispezioni scattare per molto meno, non si capisce perché non farlo ora, visto che c’è la necessità di spiegare ai cittadini cosa sia veramente successo. Ricordo, inoltre, che migliaia di persone hanno sottoscritto la richiesta di commissariamento della sanità lombarda e che da mesi aspettano una risposta: che sia positiva o negativa, andrebbe spiegato loro anche il perché.

Intanto, un approfondimento della situazione sarebbe quanto mai opportuno, in primo luogo per tutelare gli interessi di chi si è ammalato e di chi invece è stato danneggiato sul piano economico, sociale e psicologico dall’ingresso improprio in zona rossa, ma in secondo luogo anche per non dare adito a coloro che pensano che tanto “cane non mangia cane”, a tutto discapito dell’interesse della collettività. Infine, mi permetto di aggiungere che l’ispezione da parte di funzionari pubblici – uomini e donne dello Stato, non di una singola parte – tutelerebbe anche gli interessi di Regione Lombardia, che vuole dimostrare di non aver sbagliato.

E’ chiaro che tutta questa vicenda è complicata anche dal fatto che in Lombardia da 25 anni governa il centrodestra, mentre a livello nazionale c’è una maggioranza composta da centrosinistra e M5S. Ma se la politica è per sua natura il regno delle opinioni contrastanti, la matematica è il suo esatto contrario. Fateci quindi il cortese piacere di pubblicare tutto e subito, così che si risalga facilmente all’errore e al suo autore. Di parole ne abbiamo sentite tante e talvolta il loro eccesso fa male, soprattutto alle istituzioni la cui dignità invece va sempre difesa, anche quando sono gestite da parti politiche avverse alla propria.

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