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    Assist a Conte da Fratelli d’Italia, Crosetto a TPI: “Fuori i Benetton da Autostrade”

    "Ai Benetton è stato dato molto e non hanno saputo amministrarlo con serietà": non usa mezzi termini Guido Crosetto che in un'intervista a TPI dice la sua sulla revoca della concessione autostradale ad Atlantia. Non parla in nome e per conto di Fdi, ma fa capire l’aria che tira nel partito di Giorgia Meloni

    Di Luca Telese
    Pubblicato il 13 Lug. 2020 alle 19:19 Aggiornato il 13 Lug. 2020 alle 20:28

    Guido Crosetto: “Fuori i Benetton da Autostrade”. Assist a Conte dall’esponente di Fdi

    Onorevole Crosetto, è vero che Fratelli D’Italia potrebbe votare per il taglio delle concessioni ai Benetton?
    (Sospiro) Eeeeeeehhhh…

    Cioè?
    Da dove cominciare? È un problema complesso.

    Può iniziare da dove vuole. Ho tutto il tempo che vuole.
    Premessa: in questo momento a parlare è Guido Crosetto, perché la posizione del partito la dobbiamo ancora prendere.

    E quando lo farete?
    Stiamo per fare una riunione sul tema.

    Bene, ma tutti sanno che Guido Crosetto è il cervello economico di Fratelli d’Italia. Iniziamo con il dire cosa pensa lei.
    (Sorriso). Eehhhhhh…

    Ehhhh, cosa?
    Ripeto. Ci stiamo consultando tra di noi, poi voteremo un documento ufficiale, il tema è serio. La mia opinione personale però è abbastanza definita.

    Cioè?
    Ai Benetton è stato dato molto e non hanno saputo amministrarlo con serietà.

    Caspita. Un giudizio netto.
    Occorre però pensare che abbiamo necessità di avere gruppi imprenditoriali forti anche in questo settore. Nessuno ci vieta di immaginarne di nuovi con altri soggetti, privati e pubblici o para pubblici.

    Cioè a capitale misto.

    Non parla in nome e per conto di Fdi, dunque, ma aiuta bene a capire l’aria che tira la chiacchierata con Guido Crosetto che in quel partito è molto ascoltato. L’ex sottosegretario alla Difesa, per esempio non nasconde di essere molto dubbioso sulla difesa delle concessioni a Benetton. E questa decisione diventa particolarmente importante, sulla decisione finale. È noto, infatti, che Italia viva si è smarcata dal governo su questo tema e promette battaglia. La Meloni e Crosetto, viceversa, sanno bene che su questo tema tra i loro elettori c’è grande consonanza sulla posizione della revoca. E siccome lo stesso stato d’animo profondamente anti-Benetton alberga tra gli elettori della Lega, una mossa spiazzante porterebbe tre risultati: aumenterebbe il posto politico di Fdi, renderebbe irrisoria su un problema di merito la mossa di Renzi, rosicchierebbe ulteriori consensi a Salvini. Ed ecco, nei contenuti, perché la Meloni e Crosetto sono fortemente ostili al mantenimento delle concessioni ad Atlantia.

    Crosetto, lei sa che i renziani dicono: il management di Autostrade è cambiato. Voi avete un problema anche con la proprietà?
    A esser del tutto franchi si, per quel che mi riguarda.

    Cioè?
    I Benetton hanno fatto errori enormi, in questi anni.

    Il più grave?
    Non hanno rispettato gli impegni presi. Poi hanno pensato di poter evitare investimenti con la scusa della burocrazia. Ed alla fine hanno giocato con il fuoco.

    La vicenda di Genova per lei è solo il punto di rottura, dunque.
    Si. Ma anche un test: dopo il dramma del ponte, al posto di cospargersi il capo di cenere, hanno addirittura provato a fare un braccio di ferro con lo Stato.

    Perché non vogliono mollare il controllo. Ma hanno anche lanciato dei segnali.
    Ora la proprietà ha eliminato uno degli elementi di maggior attrito, l’Amministratore delegato Castellucci. Ma mi sembra un gesto un po’ tardivo per far finta di nulla sia accaduto.

    Le responsabilità si sovrappongono e si confondono.
    Certo la vicenda è e sarà molto complessa perché dovrà passare attraverso un percorso giudiziario e non dovrà penalizzare gli investitori che non possono non saperne nulla. Qualche posizione dura, dopo quello che è accaduto va necessariamente presa.

    Mi dica un altro tema forte.
    I pedaggi. Questo è una tema che andava discusso almeno due anni fa, quando era evidente che le tariffe per i cittadini stavano schizzando alle stelle.

    E non si fece.
    I Benetton si sentivano sicuri, l’Amministratore macinava profitti, il centrosinistra confermò tutto in blocco e non si è toccato nulla. Un bel paradosso.

    Cosa?
    Se lo avessero fatto allora, rinunciando a qualcosa, oggi sarebbero più forti.

    Perché lei continua a considerare centrale la pubblica utilità di Autostrade.
    Per noi il servizio ai cittadini è tutto. Rifletta su questo paradosso che rende bene l’idea di come siano cambiati i tempi.

    Prego.
    Ai tempi della Prima Repubblica Autostrade aveva un massimo rendimento possibile perché i prezzi erano calmierati.

    E in questi anni?
    Autostrade di Benetton aveva un rendimento minimo al di sotto del quale non si poteva in alcun modo scendere.

    Un bel cambio di paradigma.
    Il processo e le indagini ci hanno rivelato quello che già avevano percepito: le manutenzioni sul Morandi, e non solo, erano state ridotte al minimo. Anche l’ingorgo sulle gallerie per l’affollamento delle manutenzioni deriva da scelte fatte negli anni.

    Bene, soluzione? Proprio lei che è liberale vuole statalizzare?
    E chi lo ha detto? Si può pensare ad un ingresso di cassa o di altri privati. O anche ad uno smembramento intelligente e funzionale.

    Sento che c’è un però.
    Occorre decidere in fretta. Perché se invece si continua così si tengono fermi investimenti che sono preziosi soprattutto in questo momento.

    Leggi anche: 1. Su Autostrade il Governo non ha più scuse: se è un bene pubblico, se lo riprenda / 2. Autostrade, Conte: “I Benetton ci prendono in giro. Così c’è solo la revoca” / 3. Caos Autostrade, 10 domande e risposte per capire cosa succede adesso

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