Cosa succede dopo le europee: ecco i possibili scenari per il governo italiano

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 18:53 Aggiornato il 30 Mag. 2019 alle 12:48
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Crisi governo scenari possibili | M5S Lega | Previsioni | Alleanze | Cosa succede in Italia

Un “boom” del Carroccio, una caduta fragorosa del M5s e un’impennata del Pd. Questi, in massima sintesi, i risultati delle elezioni europee 2019.

Poi, a destra, un crollo di Forza Italia con relativa ascesa di Fratelli d’Italia guidato da Giorgia Meloni.

La domanda che tutti gli italiani si stanno facendo è: come reagirà la coalizione di governo, che ha praticamente invertito i propri rapporti di forza?

Nell’elaborazione di qualsiasi scenario vanno tenuti in conto gli attuali numeri dei gruppi parlamentari, frutto del voto del 4 marzo 2018: in questa legislatura il M5s, nonostante le numerose divisioni interne, detiene nettamente la maggioranza relativa, quindi il baricentro di ogni equilibrio.

M5s crisi scenari governo italiano | Lettera Ue

Il contesto economico – A pesare sulle spalle del governo come una spada di Damocle è arrivata il 29 maggio anche la lettera di richiamo di Bruxelles sul debito italiano, ritenuto “non sufficientemente progredito dal 2018”. La deadline per il governo italiano per rispondere è venerdì 31 maggio.

> Ue, arrivata la lettera di Bruxelles al governo italiano: “Progressi insufficienti sul debito pubblico”

Il 5 giugno, con ogni probabilità, verrà richiesta all’Italia una correzione dei conti se vuole evitare che scatti la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Il premier, con il ministro Giovanni Tria, proverà a trattare per scongiurarlo. Ma Matteo Salvini parte all’attacco.

La reazione dei mercati è stata molto forte: lo spread dell’Italia sfiora i 290 punti, per poi chiudere in leggero rialzo rispetto a lunedì, a 281. “C’è qualcuno che ha convenienza a tenere il governo italiano vincolato a regole vecchie, che tengono il Paese sotto scacco”, ha attaccato Salvini.

Il M5S  discute la leadership – I 5 Stelle hanno ottenuto solo il 17 per cento delle preferenze, mentre il Carroccio ha superato la soglia del 30 per cento ribaltando così gli equilibri all’interno della maggioranza.

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La colpa della debacle pentastellata è stata addossata da diversi esponenti all’attuale leader politico, Luigi Di Maio, che il 29 maggio ha chiesto un voto sulla sua leadership attraverso la piattaforma Russeau.

Bisogna capire dunque cosa faranno i Cinque Stelle nelle prossime 24 ore. È lì l’epicentro del terremoto politico

Crisi governo scenari possibili | Continua il governo giallo-verde

Scenario 1: il governo va avanti – Si attende il risultato del voto della piattaforma Rousseau che verrà rivelato giovedì 30 maggio alle 10, ma una continuità del governo giallo-verde, nonostante la debacle M5S nel voto europeo, è l’ipotesi più probabile.

In tal caso, i due alleati dovranno rivedere l’agenda della “fase due” e trovare una sintesi su numerosi punti lasciati aperti: flat-tax, famiglia, Tav, Autonomie, sicurezza, giustizia.

Una rivisitazione dell’agenda, in vista anche della manovra d’autunno, potrebbe anche essere il preludio di un rimpasto che sinora Di Maio e Salvini hanno derubricato a pratica da Prima Repubblica. Anche nel caso in cui non volessero camminare insieme, i due leader potrebbero essere “costretti” a restare uniti per affrontare la pesante manovra economica di ottobre.

In questa opzione Salvini ha decisamente più potere. Il ministro dell’Interno è stato abile perché non ha fatto la prima mossa per dichiarare la crisi di governo, né durante gli spogli di domenica scorsa, né in questi giorni successivi.

Al contrario il leader del Carroccio è stato risoluto e ha subito iniziato a dettare legge sui suoi temi: dalla falt tax alla Tav, dal decreto sicurezza bis all’innocenza (secondo lui) di Edoardo Rixi, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti in quota Lega risulta indagato per il processo “spese pazze” in Regione Liguria.

> M5s, Di Maio sotto attacco: scontro interno dopo le europee

Scenario 2:  avvicinamento M5S-Pd – L’attuale coalizione M5s-Lega gode sulla carta di 342 voti alla Camera sui 316 necessari, e 165 al Senato, con la maggioranza assoluta fissata a 158. E nel corso di questi mesi, ha potuto godere anche di qualche “aiutino” di Fratelli d’Italia.

L’unica altra vera maggioranza disponibile in Aula è quella tra il M5s e Pd: i 219 deputati M5s e i 112 dem veleggerebbero a Montecitorio oltre la soglia di sicurezza mentre sarebbero risicatissimi (appena un voto) i margini a Palazzo Madama.

In caso di crisi, potrebbe essere questo uno dei due tentativi del capo dello Stato Sergio Mattarella prima di sciogliere le Camere. Ma questo resta uno scenario improbabile sia per la nota resistenza di Matteo Renzi, che ha ancora influenza sui gruppi parlamentari dem, sia per l’opinione che Zingaretti ha già espresso: il nuovo segretario Pd ha più volte detto che in caso di crisi sarebbe meglio anticipare il voto.

Scenario 3: virata a destra – Alla luce dei risultati del 4 marzo 2018, il centrodestra “tradizionale” (Lega-Fi-Fdi) arriva a uno scarno 260 a Montecitorio e a 137 al Senato.

Un “ribaltone” dovrebbe passare o attraverso un clamoroso smottamento di M5s o attraverso un’improvvisa sterzata a destra del nuovo Pd di Zingaretti, che però al partito ha dato tutt’altro impulso. È un’ipotesi debole ma una delle due che il Colle potrebbe sondare.

Crisi governo scenari possibili | Voto anticipato

Scenario 4: il voto anticipato – “Così non si va avanti”, ha detto negli ultimi giorni, a più riprese, il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, mettendo a verbale quei dubbi sulla pagina post-europee del governo giallo-verde.

Per poter andare alle urne in anticipo, le camere dovrebbero sciogliersi entro il 15 luglio 2019. Una data utile per nuove elezioni potrebbe essere entro la prima metà di settembre, con la possibilità di formare un nuovo governo in tempo per la manovra di ottobre.

Le motivazioni politiche alla base di un voto anticipato non consisterebbero solo nell’ascesa della Lega, ma anche in una crescita di Fratelli d’Italia a danno di Forza Italia tale da creare una potenziale maggioranza Salvini-Meloni indipendente da Berlusconi.

La legge elettorale in vigore consente di avere i numeri adeguati in Parlamento se un partito o una coalizione riesce ad attestarsi dal 41-42 per cento in su.

Scenario 5: il passaggio dei tecnici – Nel caso in cui un governo con maggioranza solo pendente verso la Lega metta in serio pericolo l’economia del paese, Matteo Salvini potrebbe essere sfiduciato. In quel caso, da tenere sempre sullo sfondo la via d’uscita emergenziale che il Colle può scegliere quando una crisi politica rischia di creare un grande  danno al sistema-Paese.

Lo spread stabilmente oltre i 280 punti base, i mercati agitati, l’Ue col fiato sul collo per deficit e debito potrebbero rimettere in pista un esecutivo tecnico, come è già successo in passato per esempio con il governo tecnico di Mario Monti, per fare la pesante manovra di ottobre.

Ma Pd e Fi si presterebbero solo se a metterci la faccia fossero anche Salvini e Di Maio, o almeno uno dei due.

È così: a essersi concluse sono state le elezioni europee e invece si parla soltanto del contesto italiano.

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