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Cosa succede se gli iscritti M5s bocciano il governo col Pd sulla piattaforma Rousseau

Di Laura Melissari
Pubblicato il 2 Set. 2019 alle 09:10 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:26
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Cosa succede se gli iscritti M5s bocciano il governo col Pd sulla piattaforma Rousseau

La domanda che corre in queste ore è: ma cosa succede se gli iscritti alla piattaforma Rousseau bocciano l’ipotesi del governo M5s Pd? Può una piattaforma, sanzionata dal garante della privacy per scarsa sicurezza dei dati e delle votazioni, decidere le sorti della politica italiana? È lecito che poche decine di migliaia di italiani abbiano il potere di ribaltare il consueto iter istituzionale della formazione di un governo?

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Sono domande che in molti si stanno facendo. Lo stesso blog delle Stelle, annunciando il quesito, la cui votazione è prevista per martedì 3 settembre, ribadisce che l’ultima parola spetta agli iscritti.

“Non è un vezzo, ma uno strumento che la nostra comunità politica si è dato per far arrivare nelle istituzioni la voce dei cittadini”, si legge sul blog, lasciando presagire che in caso di voto contrario all’alleanza, il governo M5s-Pd non arriverà a vedere la luce.

Il blog delle Stelle elenca le votazioni di cui la piattaforma è stata protagonista, per ribadire che “Rousseau conta”.

“I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno un ruolo importante e stanno lavorando intensamente in questi giorni per definire un possibile programma di governo, nell’esclusivo interesse degli italiani, poi la parola passerà agli iscritti certificati della piattaforma Rousseau e ci atterremo, com’è ovvio, alla loro decisione”, si legge ancora.

E infine: “Per questo, nel pieno rispetto di tutte le prerogative e procedure costituzionali, il nostro organo decisionale finale nelle fasi più importanti per il destino del Paese rimane e rimarrà sempre lo stesso: gli iscritti”.

Proprio le “prerogative e le procedure costituzionali” sono il primo elemento di critica che viene mossa alla decisione di demandare agli iscritti una scelta così importante come il nuovo esecutivo del paese. In questo articolo abbiamo spiegato quali sono i passaggi che la Costituzione prevede per la formazione del governo.

Ma cosa succede se Rousseau boccia il governo M5s Pd? Cosa succede dunque se gli iscritti votano no al quesito che chiede loro: “Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”. Sono in tanti a credere che un quesito del genere sia particolarmente difficile da digerire, dal momento che il Partito democratico è stato sempre dipinto dal M5s come un partito nemico “da combattere”. La narrazione amici-nemici, infarcita spesso da pericolose fake news, utilizzata spesso dal Movimento Cinque Stelle come strategia politica gli si ritorcerà contro nel momento più sbagliato? È altamente probabile.

Qualcuno ha fatto notare che un voto del genere sarebbe stato dovuto essere posto prima delle consultazioni con Conte, per tastare gli umori della base, prima di intraprendere un iter istituzionale ben definito, e non ritrovarsi in posizioni scomode, dopo che Mattarella ha dato mandato a Conte di formare un governo sostenuto dalla maggioranza Pd-M5s. Ma così non è stato fatto, e martedì 3 settembre, un giorno prima che il premier Conte salirà al Colle per sciogliere la riserva nelle mani del capo dello Stato.

Il presidente M5s in Senato, Stefano Patuanelli, intervenuto a Radio Capital spiega: “La piattaforma è un mezzo che un movimento politico ha deciso di dotarsi per prendere le proprie decisioni, pari ad una direzione di partito. Se dovessero prevalere i no,  il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa”.

David Allegranti, sul Foglio, fa però notare che l’articolo 4 dello statuto del Movimento cinque stelle dice che “entro 5 (cinque) giorni, decorrenti dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’Associazione, il Garante o il Capo politico possono chiedere la ripetizione della consultazione, che in tal caso s’intenderà confermata solo qualora abbia partecipato alla votazione almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto”. Se l’esito della votazione non piacesse ai vertici, Di Maio o Beppe Grillo potrebbero quindi chiedere una nuova consultazione, e se nella seconda votazione non si raggiungesse il quorum, il quesito decadrebbe. 

Una situazione che non si era mai verificata in Italia. Mandare all’aria le prerogative costituzionali e far decidere le sorti dell’Italia a poche decine di migliaia di attivisti, per non tradire il Movimento? O infischiarsene della “sacra” volontà popolare e proseguire lo stesso sulla via dell’accordo, rischiando una rivolta della base e un’emorragia di consensi?

Al Movimento Cinque Stelle non resta che sperare che i suoi iscritti facciano un atto di “responsabilità” e si attengano ai vertici. Sperare insomma, che uno non valga uno.

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