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La Lega rimuove gli striscioni per Regeni dai palazzi, ma li riempie di striscioni pro Salvini

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 30 Ott. 2019 alle 13:41 Aggiornato il 30 Ott. 2019 alle 14:07
Immagine di copertina

Trieste e Cagliari sono gli esempi più sonanti, ma viene difficile dimenticare le battaglie leghiste contro gli striscioni che chiedevano verità e giustizia per Giulio Regeni, barbaramente ucciso in Egitto e ucciso ancora una volta dall’immobilismo del governo italiano.

Come al solito il “buonsenso” dei leghisti è qualcosa che va usato in base all’interesse personale e se è vero che gli striscioni di Regeni andavano rimossi per “decoro pubblico” (hanno veramente avuto il coraggio di dire così, come se non fosse indecoroso avere un connazionale morto senza nessuna spiegazione in un Paese straniero) oppure perché ritenuti “non istituzionali” (e invece ci trovano qualcosa di situazionale nel farsi prendere in giro da Al Sisi) altri striscioni di propaganda elettorale invece possono trovare comodo spazio sui balconi delle istituzioni.

A Perugia, sulla facciata di Palazzo Donini, sede della Presidenza della Giunta regionale, ieri campeggiava un enorme manifesto con le facce sorridenti di Matteo Salvini e della nuova governatrice Donatella Tesei, con la scritta a caratteri cubitali “L’Umbria è libera”.

La gigantografia che copre buona parte della facciata del palazzo storico celebra la vittoria alle ultime elezioni regionali con una comunicazione da stadio applicata alla politica, proprio da parte di quelli che professavano morigeratezza per non esporre il viso di Giulio Regeni.

In fondo è sempre il solito trucco leghista: diventare conservatori quando gli torna utile per poi trasformarsi in sfrenati progressisti quando serve: è una moralità a corrente alternata che viene declamata in modi opposti nel giro di pochi giorni basandosi sul fatto che il suo elettorato è incapace di vedere l’incoerenza come un difetto.

Per questo lo stesso Salvini, quando si tratta di parlare di un argomento qualsiasi, non parla mai di leggi e di regole ma preferisce rimanere in superficie sulla pancia degli elettori: sa benissimo che se dovesse enunciare una norma di carattere generale da applicare sempre ne uscirebbe con le ossa rotte, visti i comportamenti suoi e dei suoi compagni di partito.

Meglio allora rimanere vaghi, sulla “decenza” o sul “da padre di famiglia” senza mai scendere in profondità negli argomenti. Solo così si può riuscire a imbrattare una sede istituzionale con materiale di propaganda dopo avere strillato per uno striscione che chiede verità per la morte di un ragazzo senza che nessuno intorno se ne accorga.