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Lo stadio è diventato il campo di battaglia per sfogare tutto l’odio accumulato durante la settimana

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 7 Nov. 2019 alle 14:48 Aggiornato il 7 Nov. 2019 alle 14:50
Immagine di copertina

Lo stadio è diventato campo di battaglia per sfogare tutto l’odio accumulato durante la settimana

E Balotelli l’hanno fischiato e gli hanno ululato dietro ma non li ha sentiti nessuno, i tifosi del Verona (quei pochi fascisti travestiti da tifosi) hanno risposto così. E i saluti romani nella curva della Lazio sono solo una sciocchezza, del resto, ve la ricordate? Anna Frank con la maglia della Roma è davvero una sciocchezza, una trovata molto divertente. E che negli stadi ci sia la peggiore feccia della peggiore manovalanza della criminalità organizzata è solo una fissazione dei tifosi avversari, e va bene così, anche se poi arrivano le inchieste come quelle sulla curva della Juventus.

E fa niente anche che le curve di Lazio e Inter abbiano deciso di lanciare un commosso tributo a Fabrizio Piscitelli, pregiudicato per reati di droga e autore delle pagine peggiori del tifo organizzato. E fa niente anche dei tifosi del Celtic la scorsa notte siano stati accoltellati dai tifosi laziali perché vedrete che ci sarà qualcuno che ci dirà che è proprio un caso che i tifosi scozzesi siano di sinistra, siano gli stessi che avevano irriso Mussolini durante la partita d’andata.

Il continuo gioco di negare tutto il negabile sul binomio tra stadio e fascismo ormai sta assumendo connotati irresistibili: negli stadi sventola la bandiera nera a partire dal Ventennio quando lo sport era solo uno dei tanti megafoni del regime. Poi dagli anni duemila abbiamo ricominciato a vedere croce celtiche, abbiamo ascoltato cori razzisti, ogni settimana notiamo mani tese. Lo stadio che diventa campo di battaglia (con tutta quella carnalità della sfida che la simbologia fascista ama così tanto) a disposizione per l’odio e il rancore accumulato durante la settimana. E non accade solo nelle serie maggiori: l’episodio di qualche giorno fa in cui durante una partita di ragazzini una madre offendeva con frasi razziste un bambino è solo uno dei tanti esempi disponibili.

Lo stadio continua a essere il sacchetto dell’umido delle nostre pulsioni peggiori e qualcuno insiste nel fingere di non vederlo: sembra che un odio “circoscritto” venga vissuto come un’utile valvola di sfogo. Eppure quelle persone travestite da tifosi (a volte veri e propri criminali fatti e finiti) la domenica vanno allo stadio e poi il lunedì. Il martedì. Il mercoledì, il giovedì, il venerdì e il sabato sono in giro, lavorano, camminano per la strada e frequentano le fabbriche, gli uffici e i bar. Garantire un porto franco ai fascisti è il miglior modo per allevare fascisti. Chissà quando se ne accorgono.

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