Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 21:02
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

Il capolavoro politico di Salvini: sul Green Pass non ha toccato palla ed è riuscito a scontentare tutti

Immagine di copertina

Finge di avere una strategia ma non gli crede più nessuno. Non ci credono i suoi detrattori (ovvio, sono lì per quello) ma non ci credono nemmeno i suoi “amici” interni che a dire la verità da un po’ di mesi non vedono l’ora che il leader si sbricioli per poterlo mettere da parte: ieri Matteo Salvini si è incartato sul primo decreto Green Pass (che prevede il certificato nei ristoranti al chiuso, negli spettacoli al chiuso e allaperto, nelle palestre e nelle piscine) annunciando prima il ritiro degli emendamenti della Lega per dimostrarsi collaborativo (mai affidarsi alle promesse di collaborazione di un turbo-individualista) e per chiedere al governo di togliere la fiducia poi in aula la Lega ha votato quegli stessi emendamenti però proposti da Giorgia Meloni.

Ricapitolando, per semplificare: la Lega aveva vergato emendamenti per affossare una decisione che lei stessa aveva avvallato in Consiglio dei ministri, poi ci ha ripensato e poi ci ha ripensato ancora votandoli a firma di Fratelli d’Italia: una contraddizione al cubo che, nella sostanza, è semplicemente il vuoto cosmico politico.

Per rendersi conto della cifra politica vale la pena rileggere l’intervento di Borghi (diventato in questi mesi un idolo trascurabile dei no Green Pass): “In un primo momento cera stato un rifiuto totale da parte del governo verso tutte le nostre istanze e allora era stata votata la soppressione (in commissione, ndr). Ma noi vogliamo cercare di procedere in un clima costruttivo: anche a seguito di quellatto politico forte sono stati già riconosciuti miglioramenti e altri sono allo studio. Arrivare a un dialogo e a compromessi è esattamente quello che un Parlamento dovrebbe fare, invece che il muro contro muro”.

Quindi, ha concluso Borghi, “sarebbe offensivo da parte nostra chiudere la porta prima di vedere lesito della discussione: noi confidiamo che il governo accolga alcune modifiche di buon senso e in attesa di vedere cosa avverrà, la Lega si asterrà sullemendamento soppressivo dellarticolo 3″.

Risultato? Emendamenti bocciati, figura piuttosto molle (e intanto Giorgia Meloni continua ad apparire sempre più dura e convincente) e il capolavoro politico di scontentare tutti, sia da una parte che dall’altra. 

Partono ovviamente gli attacchi. Matteo Salvini tenta di salvare il salvabile e oggi si fa intervistare dal Corriere della Sera dicendo di avere “garantito un equilibrio tra il diritto alla salute e quello al lavoro.” (Non si capisce bene come non avendo ottenuto nulla in aula, al di là della figura barbina) e poi buttandola in caciara parlando di “tamponi gratuiti” (che nulla avevano a che vedere con la discussione).

Poi balbetta di avere avvisato Draghi (come se notificare a qualcuno che si sta facendo una cazzata renda meno scemi) e infine rivendica di avere “portato a casa lestensione di validità del Green Pass da 9 a 12 mesi” e di avere “messo in sicurezza gli albergatori che rischiavano di perdere clienti a pranzo e cena”: tutte decisioni prese collegialmente dal governo.

Insomma, il disturbatore interno non disturba più nessuno e l’oppositore non riesce a fare opposizione: ben fatto, Matteo.

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Ecco perché la rivoluzione socialdemocratica di Lula spaventa il capitalismo internazionale (di D. De Masi)
Opinioni / Sinistra, svegliati: il Pd abbandoni le idee di centro e torni al fianco degli ultimi (di G. Gambino)
Opinioni / Troppo facile scaricare tutte le colpe su Letta: a regalare il Paese alla destra è stata l’intera classe dirigente del Pd (di M. Tarantino)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Ecco perché la rivoluzione socialdemocratica di Lula spaventa il capitalismo internazionale (di D. De Masi)
Opinioni / Sinistra, svegliati: il Pd abbandoni le idee di centro e torni al fianco degli ultimi (di G. Gambino)
Opinioni / Troppo facile scaricare tutte le colpe su Letta: a regalare il Paese alla destra è stata l’intera classe dirigente del Pd (di M. Tarantino)
Opinioni / Giornalismo “Usa & Getta”: perché non accettiamo lezioni di storia dalla stampa estera (di G. Gambino)
Opinioni / La mia storia nel Pd: ecco perché è arrivato il momento di ribellarsi a questa classe dirigente (di F. Restivo)
Opinioni / Aborto alla gogna, donne costrette ad ascoltare il battito del feto, coppie Lgbt mortificate. Cara Meloni, è questo ciò che vuoi?
Opinioni / Identità perduta e lotte di potere: ecco perché alla sinistra servirebbe un partito nuovo
Opinioni / Alle elezioni né i partiti né gli elettori hanno fatto il loro mestiere: la grande occasione persa delle politiche (di P. Di Antonio)
Opinioni / Basta con le chimere draghiane e neoliberiste: il Pd deve cambiare il proprio dna se vuole sopravvivere (di R. Parodi)
Opinioni / Luigi Di Maio come Gianfranco Fini: da leader a grande escluso. Tutte le similitudini