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Riaprire i teatri è giusto, ma non prendetevela con Sanremo

Di Ruggero Pegna
Pubblicato il 26 Gen. 2021 alle 18:38
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Sanremo 2020: appena un festival fa il Covid sembrava un problema tutto cinese. Ci preparavamo alla settimana sanremese in apparenza indifferenti, come ogni anno pronti a negare di volerlo vedere, per poi essere smentiti dai dati d’ascolto (alla fine è stato il più visto degli ultimi vent’anni).

In fondo, stavamo bene e ancora non sapevamo cosa significasse starci. Oggi siamo nel mezzo di ben tre varianti del virus e di una crisi di governo: con chi prendersela, se non con Sanremo?

È ormai trascorso un anno di pandemia, di modifiche improvvise alla nostra vita. Abbiamo imparato cosa significasse il termine lockdown, scoprendo che per un po’ ci è stato finanche utile, tanto da aver ispirato perfino un nuovo pezzo dei Rolling Stones.

Abbiamo avuto conferma che, incredibilmente, la fantascienza è talvolta un’anticipazione della realtà. Ciò che la fantasia può immaginare, credendo che si tratti d’invenzione, può davvero accadere. In fondo, il confine tra sogno e incubo sta proprio nella certezza inconscia che tutto si possa conseguire o subire.

È accaduto di non poter andare con gli amici al ristorante, al cinema, a teatro. Già, i teatri: luoghi da qualche centinaio o un migliaio di spettatori di capienza, tutti con posti a sedere numerati, percorsi interni ed esterni delimitabili, biglietti stampabili a casa e con totale possibilità di ottemperare a ognuna delle misure che abbiamo conosciuto, controllandone il rispetto con personale qualificato dall’arrivo al deflusso: distanziamento, mascherine, sanificazione e quant’altro.

La notizia che qualcuno voglia il pubblico all’Ariston ha fatto insorgere molti di coloro che vorrebbero i teatri aperti, seguiti dalla solita nenia degli pseudointellettuali che non perdono occasione per sparare su Festival e canzoni. “Se all’Ariston c’è il pubblico, deve esserci ovunque!”, gridano in tanti senza che, di fatto, vi sia alcuna connessione o, perlomeno, non si accerti che i Dpcm “chiudi teatri” li abbia scritti Amadeus in persona.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

I teatri, più semplicemente, vanno aperti a prescindere da Sanremo. Piuttosto che confondere le cose all’italiana, basterebbe capire che aprire un teatro è possibile, anzi è un dovere. Lo spettacolo, la cultura, lo svago, hanno l’importanza del cibo e delle medicine, senza dilungarsi sugli aspetti occupazionali che, purtroppo, toccano molti altri comparti ormai allo sfinimento. Lo spettacolo dal vivo è possibile e può essere pure occasione di promozione di campagne di prevenzione.

Si faccia un tavolo tra le associazioni di categoria più rappresentative, con tecnici, esperti, politici e virologi. Si troveranno certamente i criteri per poter riaprire i teatri in sicurezza, senza che qualcuno debba sempre prendersela con l’unico santo che, perlomeno, ci fa cantare.

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