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Renzi dice che Italia Viva ora “vale il 13%”. Ma in realtà ha preso 3mila voti a Roma1 con l’11% di affluenza

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Il senso del ridicolo è una virtù che in politica si è persa da tempo. Quando con l’avvento del berlusconismo ci si è convinti che le regole dello spettacolo e del marketing potessero essere applicate alla politica senza rimorsi, un fiume di esponenti politici ha iniziato a concentrarsi sugli slogan senza contenuto ma con un buon effetto a breve termine, sono iniziate le distorsioni della realtà per applicarle alle proprie convinzioni e senza remore e si è sdoganato il tifo cieco come credibile forma di sostegno per il prossimo partito.

Ai servitori del resto è richiesta da sempre la cessione della propria credibilità, oltre al servizio permanente delle proprie azioni. Solo così si può leggere la farneticante gioia che sgorga oggi da alcuni deputati di Italia Viva e da molti loro sostenitori per i risultati delle elezioni suppletive di Roma: «Italia Viva al 13%», twitta festante ad esempio Luciano Nobili, che non riesce a trattenere una dedica a Giuseppe Conte allegandoci un video in cui l’ex Presidente del Consiglio faceva notare ai giornalisti  l’irrilevanza del partito di Renzi. Ma non è solo Nobili a festeggiare per il presunto 13% a Roma, da Rosato in giù molti deputati e amministratori si sono uniti al giubilo. Ovviamente a ruota è arrivata la bestiolina di Renzi (con account reali e presunti come al solito perfettamente coordinati) che sui social si premurano di soffiare sull’algoritmo.

Il candidato di Italia Viva Valerio Casini ha collezionato 2.698 preferenze raggiungendo il 12,93% in una tornata elettorale che ha visto votare l’11,3% degli aventi diritto. 3.000 voti su 185.000 aventi diritto sono, per Renzi e compagnia cantante, la prova che smentirebbe i sondaggi nazionali.

Ma non è tutto: il candidato di Italia Viva era appoggiato anche da Azione di Calenda e a strascico da +Europa che con Calenda si è federata pochi giorni fa. Ma non è finita qui: alle elezioni non ha partecipato il Movimento 5 Stelle. Per capirsi, il 2% degli elettori ha votato Lorenzo Vanni (del partito “IL N-“UOVO” MONDO UNO PER TUTTI TUTTI PER NOI LORENZO VANNI”) che difficilmente ha una qualsiasi rilevanza a livello nazionale. 

Il Partito Democratico con la sua candidata Cecilia D’Elia (risultata elette) ha collezionato quasi il 60% con 12.401 voti. Ora immaginatevi Letta che stamattina twitti fiero di guidare il partito con la maggioranza assoluta nel Paese. Verrebbe preso per pazzo oppure, appunto, per un patetico leader senza senso del ridicolo. Immaginate alla stessa stregua se possa essere possibile ipotizzare che Lega, Forza Italia e Fratelli’Italia possano veramente valere solo il 22,42%.

La perdita del senso del ridicolo però può fare sorridere in prima battuta ma è l’espressione più potente della menzogna usata come propaganda. Continua a essere un’offesa per la serietà in politica (quella di cui Renzi vorrebbe essere portabandiera) e continua a essere un’offesa perfino per i propri elettori che vengono utilizzati semplicemente com clienti a cui rifilare il pacco. Come il peggiore dei marketing. In attesa che nella prossima cena di famiglia su 4 presenti qualcuno si dichiari renziano e Nobili possa esultare di nuovo urlando al 25%.

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