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I giovani dimenticati dal Governo: nel Recovery Plan zero proposte per le nuove generazioni

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Credit: ANSA

Nel documento di indirizzo del Governo sul tema del Recovery Fund inviato al Parlamento ha già fatto scalpore l’errore di calcolo del Pil identificato dal professor Carlo Cottarelli. Eppure questo non sembra essere l’unico elemento di criticità del documento. Il piano identifica pochissimi elementi quantitativi rispetto agli obiettivi. Il più delle volte si parla di “incrementare”, “migliorare”, “aumentare”, una determinata spesa o un determinato coefficiente di misurazione, ma non è noto sapere di quanto, e come.

Persino nella menzione della direttrice di intervento più importante (secondo il Governo), ovvero quella di avere “un Paese completamente digitale”, non vengono identificati obiettivi misurabili, quando è noto che oltre il 25% delle famiglie non dispone di un accesso a Internet, e centinaia di comuni non hanno accesso alla banda larga. C’è però un ulteriore elemento che dovrebbe destare allarme: la totale assenza di misure a favore dei giovani.

Recovery Plan: giovani assenti per il governo
La parola “giovani” viene menzionata 10 volte all’interno del documento (la metà del ben noto “resilienza”): la maggior parte delle volte si tratta di un termine inserito nel resoconto di dati precedentemente (ad esempio: a quanto ammonta la disoccupazione giovanile). Non vi è però alcuna proposta concreta, ma solo qualche vago auspicio, come l’obiettivo di “abbattere l’incidenza dell’abbandono scolastico e dell’inattività dei giovani”, oppure “supportare i giovani ricercatori”, ma senza alcuna indicazione delle azioni da perseguire.

L’emergenza demografica e occupazionale dei giovani, in Italia, è ormai a un livello di allarme sociale. Nel 2050 sono previste 4 milioni di persone in meno nel nostro Paese. Secondo le stime Onu, la popolazione tra i 15 e 24 anni verrà dimezzata in meno di vent’anni. Questi scenari sono reali e porteranno un impatto devastante sulla nostra economia: su consumi, sviluppo economico, e sostenibilità del debito.

Senza arrivare al 2050, abbiamo oggi il dato di una disoccupazione sempre più grave, che colpisce il 27% dei giovani: cittadini di serie B, che evidentemente non meritano risposte o proposte dalla classe politica.

Le grandi emergenze per i giovani
Per evitare le note “fughe di cervelli”, che in Italia colpiscono circa 300.000 persone ogni anno (spesso giovani), alcuni Paesi hanno introdotto delle forti defiscalizzazioni del lavoro per i giovani under 30, senza vincolo contrattuale rispetto alla natura del contratto (partita Iva, assunzione ecc). Ad oggi questo in Italia non è possibile, se non con le forme di apprendistato e di stage.

Oltre al lavoro, una delle maggiori emergenze in Italia riguarda il mancato aggiornamento della scuola e dell’università, già segnalato più volte dalle associazioni di categoria: uno stanziamento finanziario adeguato potrebbe permettere di riformare l’intero sistema della formazione, sviluppando programmi più vicini alle competenze richieste dal mondo del lavoro.

Esistono poi emergenze più silenziose, come quelle del caro-vita nelle città universitarie, le mancanze di welfare sociale rispetto a chi vorrebbe compiere una scelta genitoriale, e infine l’invisibile e lontano (ma esistente) problema delle pensioni, di fatto ignorato dall’intera agenda politica, che condanna milioni di giovani a pagare contributi che non torneranno più indietro.

Niente di tutto questo è stato affrontato nel documento del governo: non una menzione, non una proposta, non una soluzione. Anche questa volta, le nuove generazioni, nonostante il nome del piano europeo “Next Generation” si rivolga proprio a loro, vengono completamente ignorate dal dibattito politico italiano.

Straziati dall’esigenza di sopravvivere in un contesto che incrocia redditi bassi, precarietà e mancanza di prospettive, i giovani sono stati esclusi dalle priorità di governo. Una scelta che, però, avrà conseguenze sull’intero sistema-Paese. I giovani di oggi e di domani rappresentano il motore dell’economia, la cultura del futuro, la società che deciderà le sorti del nostro Paese. Eppure oggi qualcuno, sembra ancora dimenticarlo.

Leggi anche: Cottarelli a TPI: “Nel Recovery Plan c’è un errore sul Pil, che figuraccia. Sembra sia stato scritto di fretta”

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