Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:14
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

Ma quale dipendenza dai social, basta capirne i confini e darsi delle regole

Immagine di copertina

Il down di Facebook, Instagram e Whatsapp che in questi giorni ha paralizzato per poche ore le comunicazioni di mezzo mondo deve portarci a riconsiderare la nostra vita sui social. Ma la soluzione non è spegnere lo smartphone. L'opinione dell'influencer Carlotta Vagnoli sul quarto numero del settimanale The Post Internazionale - TPI, in edicola dall'8 ottobre

Ad agosto, nel mio paese maremmano, il ripetitore locale ha subito un guasto durato 48 ore, così unintera comunità è rimasta isolata due giorni dai progressi tecnologici contemporanei. Non andavano neanche le telefonate verso i cellulari: sembravano i primissimi anni Novanta.

È stato un esperimento su piccola scala di quelle che sarebbero poi state le ore in cui Facebook si è trovata con i server impazziti, impedendo a milioni di persone di accedere ai social del gruppo e allapp di messaggistica più famosa del mondo.

La reazione generale a questo crash è stata un misto tra panico e stupore. Non è questo ahimè un discorso nuovo, la mia generazione è stata la prima a porsi il problema della tossicità dei social perché siamo stati proprio noi millennials a crearli.

Le generazioni più lontane (X e Boomers) demonizzano spesso i mezzi digitali: da un lato perché non li comprendono appieno, dallaltro perché si rendono conto che il dibattito sociale e lavorativo ha cambiato completamente struttura da quella che era loro familiare. 

Lapproccio più sveglio lo ha, come su tantissimi altri aspetti, proprio la GenZ, che è nata nellera digitale e sa esattamente approcciare questo mezzo. La cura alla dipendenza dal digitale” però non può essere demandata ai singoli. Dovremmo piuttosto ripensare a promuovere uneducazione al digitale, che possa avvicinarci al mezzo senza ansia e con consapevolezza (e rispetto), che ci faccia capire i confini di un mondo che sembra non averne…
Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui.

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Il gesto, la domanda, lo sguardo: tre passi indietro necessari sul caso della prof accoltellata a Roma
Opinioni / Il bisogno di avere un nemico (di Olivia Ninotti)
Opinioni / L’Europa non ha bisogno di una nuova narrazione. Ha bisogno di rendere credibile la propria
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Il gesto, la domanda, lo sguardo: tre passi indietro necessari sul caso della prof accoltellata a Roma
Opinioni / Il bisogno di avere un nemico (di Olivia Ninotti)
Opinioni / L’Europa non ha bisogno di una nuova narrazione. Ha bisogno di rendere credibile la propria
Opinioni / 11 settembre, 25 anni dopo: gli Stati Uniti ricordano le vittime ma devono fare i conti con un Paese e un mondo cambiati per sempre
Opinioni / Il Patto della Mecca e il nuovo ordine mondiale
Opinioni / L’enigma del centrodestra si chiama Vannacci (di S. Mentana)
Opinioni / Il ghiacciaio non guarda i confini (di Olivia Ninotti)
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Economia / Mps: tutti i punti deboli del piano di Lovaglio contro Intesa
Opinioni / La società dell'Io (di G. Gambino)