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Il M5s esca subito dal governo Draghi e non sia più complice di questo disastro iper-liberista

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Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Uno dei peggiori governi europei viene quotidianamente incensato dalla peggiore stampa occidentale. Una schiera di giornalisti trasformatisi in cantori dell’altissimo elogiano le ovvietà draghiane e nascondono errori politici come faceva Emilio fede anni fa con Berlusconi. Solo che allora Fede era l’eccezione, oggi i lacchè sono la maggioranza.

Alcuni giorni fa il Ministro dell’interno Lamorgese ha avuto il coraggio di parlare chiaro: «Occorre che ci siano le garanzie per i lavoratori come gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, perché il rischio che dobbiamo evitare è quello che avevo paventato in passato, cioè della bomba sociale». Sono passati quattro mesi dall’insediamento dell’apostolo. Cosa è stato fatto per disinnescare l’esplosione? Mesi fa il Ministro Brunetta riteneva necessari 20 miliardi di euro al mese di scostamento di bilancio per ristorare famiglie ed imprese. Ebbene quanti ne ha messi a disposizione il governo Draghi? Quaranta, esattamente la metà del necessario ma nessuno ha osato sollevare la questione.

Quando, ad agosto scorso, un importante esponente politico oggi al governo mi confidò che le grandi manovre per portare Draghi a Chigi erano iniziate, io ritenni che avesse sponsorizzazioni importanti. Senz’altro da parte del Dipartimento di Stato americano, sempre interessato ad avere alleati dall’assoluta fedeltà in Europa e ancor di più oggi che è in atto una guerra fredda 2.0 dalla quale l’Italia farebbe bene a stare alla larga. Ma anche da Bruxelles, dove in molti hanno storto il naso quando, durante il Conte II, venivano trovati oltre 150 miliardi di euro per dare ossigeno a milioni di cittadini sull’orlo della disperazione.

Draghi è servito a questo. A soddisfare qualche burocrate a Bruxelles, non certo i cittadini italiani. Siamo in estate, circolerà un po’ di denaro, molti italiani andranno in vacanza dimenticando per un paio di settimane i drammi vissuti e molti altri, disillusi, resteranno a casa aggiungendo, comprensibilmente, polvere da sparo all’ordigno sociale. “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scordiamoci il passato”. Questa è, in sostanza, la linea politica di Draghi, applauditissima da Confindustria che chiede solo grandi opere ed il ridimensionamento del reddito di cittadinanza in un momento in cui andrebbe rafforzato, sostenuta dalla BCE, preoccupata dai fondamentali italiani peggiorati perché mesi fa si è deciso, giustamente, di dare una mano ai cittadini in difficoltà e lodata dalla gran parte della stampa nostrana, sempre più in confitto di interessi con i grandi gruppi bancari o con i fondi di investimento unico rimedio per tamponare la perdita di lettori.

Qualsiasi altro governo che si fosse macchiato del reato più grave in tempo di crisi, ovvero abbandonare i cittadini in difficoltà, sarebbe stato messo sulla graticola. Ma lui è Draghi, il re mida della politica italiana, l’uomo capace di mettere tutti d’accordo, dalla Lega al PD, da Berlusconi al Movimento 5 Stelle, dalla Bonino a Tabacci. Insisto. Il fatto che non si parli di un nuovo scostamento di bilancio è osceno. Questo perché oggi, ancor di più che in piena pandemia, milioni di cittadini non dormono la notte pensando ai loro conti correnti prosciugati per tenere in piedi famiglie ed imprese. È la classe media la principale vittima del governo dei migliori.

Basti guardare lo stop al cashback, una misura non certo rivoluzionaria ma senz’altro utile per rilanciare i consumi, contrastare l’evasione fiscale e favorire gli acquisti “fisici”, non essendo compatibile con quelli online. Oltretutto il cashback è stato utile anche per quanto riguarda la registrazione SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, passo importante verso la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione. Leggo di mal di pancia grillini al riguardo, da Patuanelli alla Azzolina. Mal di pancia, ahimè, prevedibilissimi. Il cashback non ha cambiato la vita di nessuno sia chiaro, ma è stata una misura particolarmente gradita per chi ha meno, oltre che per i negozianti, principali vittime della pandemia.

È un governo iper-liberista e governa in un momento in cui la pandemia, avendo mostrato la necessità di un forte Stato centrale, ha messo in crisi proprio i dettami del laissez faire, ovvero del trionfo del libero mercato. A Palazzo Chigi sono approdati consulenti ultra-liberisti come Roberto Puglisi, Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco e Carlo Stagnaro.

Alcuni giorni fa 150 economisti hanno scritto una lettera a Draghi criticando aspramente tale scelta. Alcuni consulenti ingaggiati per controllare la spesa del Recovery sono noti, scrivono i 150, “per il sostegno aprioristico ad una teoria che afferma l’inutilità, se non la dannosità, dell’intervento pubblico in economia”.

La restaurazione striscia ovunque. Prendiamo le infrastrutture, della più importante opera pubblica necessaria al Paese, ovvero la manutenzione dell’esistente, non parla più nessuno. Gli appetiti di molti costruttori, d’altro canto, non si placano con interventi che mettono in sicurezza strade e ponti. No, si soddisfano esclusivamente con le colate di cemento, alla faccia della transizione ecologica, parola ad oggi vuota, ipocrita, capace solo di indirizzare il voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle verso un burrone ampiamente visibile per coloro che non confondono la politica con il tifo.

Cingolani, scelto dal Movimento, è riuscito in questi quattro mesi ad affossare il servizio civile ambientale, idea che mi venne lo scorso anno e che è oggi sulla bocca di decine di congressisti USA; ha ritirato fuori il nucleare in barba a due referendum popolari che l’avevano cassato e, soprattutto, è riuscito ad inserire gli inceneritori (impianti che producono energia dai rifiuti) tra i progetti da agevolare all’interno del PNRR. La lotta agli inceneritori fa parte della Costituente del Movimento 5 Stelle, oggi, tale forza politica, governa con i principali sponsor dell’incenerimento dei rifiuti. Per non parlare dell’amore verso i gasdotti, dunque verso il gas, fonte fossile che ha poco a che fare con la transizione ecologica e molto più con le transazioni finanziarie.

La santificazione di Draghi oltretutto non fa neppure bene a lui. Da che mondo è mondo l’eccesso di saliva produce arroganza e Draghi è diventato arrogante. Giorni fa ha detto in Parlamento: «dal giugno del 2018 l’immigrazione non era all’ordine del giorno del Consiglio europeo. È bastato semplicemente che io lo chiedessi e l’hanno messa all’ordine del giorno». A parte il fatto che quel che dice non è vero, dato che del tema si è discusso anche nei due Consigli europei successivi a quello del giugno 2018 (ottobre e dicembre 2018) ma è evidente che nel 2020 si sia affrontato meno il tema perché è scoppiata la pandemia, la quale, evidentemente, ha ridotto i flussi migratori.

Il punto tuttavia qui è un altro. Anni fa si scelse di elargire miliardi di euro ad Erdogan, definito da Draghi “dittatore di cui abbiamo bisogno” per contenere i migranti che, passando attraverso la Turchia, cercano di entrare in Europa attraverso la rotta balcanica. Qual è stata la conseguenza di quella decisione? L’aumento di potere contrattuale da parte di Erdogan il quale, dopo il suicidio europeo (ed italiano in primis) con la guerra in Libia del 2011, è riuscito a penetrare nella regione ed oggi controlla gran parte della rotta del Mediterraneo. L’Europa, con Draghi accodato e silente, ha scelto di foraggiare ancor di più un dittatore piuttosto che lavorare affinché nuovi gruppi e partiti politici africani che combattono per il diritto di stare a casa propria possano concorrere liberamente alle elezioni. Un errore storico, una visione miope.

Si dice che il governo dell’assembramento abbia azzeccato la campagna vaccinale. Scemenze. In nessun Paese occidentale ha regnato confusione e pressappochismo come in Italia. Io mi sono vaccinato prima di partire per la Bolivia e dopo pochi giorni il vaccino che mi hanno somministrato (Johnson&Johnson, più o meno identico ad AstraZeneca) è finito nella bad company. Ci ho messo giorni per capire se fosse stato vietato agli under 60 o meno. Politici e virologi (potenziali politici senza i voti) hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Figliuolo ha disatteso una serie di promesse e alla fine il governo si è trincerato dietro alle fantomatiche raccomandazioni, ovvero ha scaricato le responsabilità sui cittadini facendogli firmare documenti di sgravio. I migliori sì, a non assumersi le responsabilità.

Per concludere arriviamo alla questione morale. Durigon, il sottosegretario leghista pizzicato da Fanpage a millantare possibili reati e ad infangare l’onore della Guardia di Finanza (corpo direttamente dipendente dal Ministero dell’economia e delle finanze dove Durigon è il numero 3 o 4) è ancora al suo posto. Non solo. Mi dicono sia stato uno degli artefici della cancellazione del cashback. Siamo alle comiche. Il Movimento 5 Stelle, strenuo sostenitore del cashback si vede cancellare una sua proposta anche da un sottosegretario leghista per il quale – in modo poco convinto, dunque invano – aveva chiesto le dimissioni. Per non parlare della Casellati, beccata ad abusare dei voli di Stato pagati dalla collettività che dorme sogni tranquilli nell’era della pax-draghiana coperta da tutti i partiti nonché da un’anacronistica quanto stomachevole pelliccia di visone.

È l’Ancien Régime che brinda lasciando al popoluccio distratto dagli Europei soltanto rabbia e briciole. È la restaurazione tornata, inaspettatamente, dopo il trionfo del più grande movimento anti-establishment dell’occidente. Il Movimento oggi, per volere del garante Grillo, si appresta, a quanto pare, a votare un Comitato direttivo. Credo che a fronte di questi 4 mesi tragici nei quali chi ha vinto le elezioni del 2018 è risultato politicamente inconsistente, sarebbe doverosa una votazione sulla permanenza o meno del M5S nel governo dell’assembramento. Perché errare humanum est, perseverare è draghiano.

Leggi anche: L’obbedienza agli Usa non è una virtù: vuol dire essere succubi del capitalismo finanziario (di Alessandro Di Battista)

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