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Ius Scholae: la scelta vincente per riformare la cittadinanza

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Di tempo ce n’è voluto ma alla fine il prodotto è di prim’ordine. Il progetto di riforma della cittadinanza presentato dal Presidente della 1ª Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati, il deputato Giuseppe Brescia del Movimento 5 Stelle, bada al sodo ponendo fine ad una lunga e sterile stagione di velleitari romanticismi ideologici. Al centro del progetto, rivolto esclusivamente ai giovani, c’è la cartina di tornasole inconfutabile che accomuna tutti, a prescindere da credo ed etnia: la scuola.

Accantonato finalmente il pomposo Ius Culturae renziano, il progetto affronta in modo radicale l’unica carenza dell’attuale legge sulla cittadinanza, conseguenza diretta del radicale mutamento avvenuto nella società italiana negli ultimi 30 anni. Non era concepibile, quel lontano 7 febbraio 1992 ipotizzare nella scuola classi a maggioranza etnica non indigena che si sarebbero svuotate nell’ora di religione. A questa carenza pone rimedio lo Ius Scholae, il cui nome, una volta tanto, è non solo appropriato ma anche esplicativo posto che il requisito richiesto è il completamento integrale, dall’inizio alla fine, di un percorso scolastico di cinque anni.

Con l’introduzione dello Ius Scholae, i giovani che avranno completato il percorso della scuola primaria, avendolo frequentato nella sua interezza, potranno far domanda di cittadinanza. Questo varrà non solo per i nati in Italia ma anche per quelli che sono arrivati entro il compimento dei 12 anni. Chiaramente il provvedimento avvantaggia maggiormente chi parte dalle elementari, che realisticamente potrà fare domanda al termine delle stesse, ma non esclude del tutto chi, nel rispetto dei parametri, frequenterà le scuole superiori.

I benefici di questa nuova legge potrebbero estendersi anche a tutti coloro che, non ancora in possesso di cittadinanza italiana, hanno adempiuto in passato ai parametri richiesti. C’è da aspettarsi, tuttavia, che su questo particolare aspetto Fratelli d’Italia e Lega, gli unici due schieramenti politici apertamente contrari allo Ius Scholae, diano battaglia in aula. Di avviso opposto, non a sorpresa, è il CONI che tramite il Presidente Giovanni Malagò ha espresso parole d’apprezzamento per il progetto che, in buona sostanza, realizza quello Ius Soli sportivo da lungo tempo auspicato.

La legge potrebbe andare in aula a maggio alla Camera dei deputati per poi ottenere in autunno il via libera definitiva da parte del Senato. Considerando la coincidenza di fine d’anno con il termine della legislatura, i tempi non sono larghissimi. Molto dipenderà dal grado d’opposizione che Fratelli d’Italia e Lega vorranno esercitare posto che a livello numerico la maggioranza a favore è netta.

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