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L’ipocrisia degli Usa: il diritto ad avere armi è sacro, quello di abortire no

Immagine di copertina
credit: ansa foto

Questa mattina è stata diffusa la notizia secondo cui il governatore repubblicano dell’Oklahoma, Kevin Stitt, ha firmato una delle leggi sull’aborto più restrittive degli Usa: la legge vieta l’interruzione di gravidanza sin dalla fecondazione e consente ai privati cittadini di fare causa a chi la pratica o la induce “consapevolmente”. Un provvedimento che di fatto elimina qualunque libertà di scelta delle donne sul loro corpo, sull’autonomia riproduttiva e sulla loro posizione nella società. Una strenua difesa della vita, se così vogliamo interpretarla, tanto che lo stesso governatore ha spiegato alla Cnn: “Ho promesso agli abitanti dell’Oklahoma che da governatore avrei firmato ogni singolo documento legislativo pro-vita che sarebbe arrivato sulla mia scrivania e oggi sono felice di poter tener fede a quella promessa”.

Eppure l’Oklahoma, come molti altri stati americani, è uno dei Paesi dotati delle leggi più permissive in materia di armi, dove si può possedere un’arma senza alcuna licenza né formazione. Ha senso farsi promotore di una così massiccia diffusione di armi da fuoco e al contempo di una linea così dura in tema di diritto all’aborto? Un discorso che può essere esteso agli Usa in generale. Basti tenere a mente che dall’inizio del 2022 ad oggi negli Usa ci sono state più sparatorie di massa che giorni: quella di ieri in Texas è stata la numero 212 in soli 144 giorni.

Se teniamo conto che il 42% delle famiglie possiede solo una pistola o un fucile e che queste in America sono circa 120 milioni, significa approssimativamente che i quasi 400 milioni di armi in giro si trovano nelle mani di circa 50 milioni di nuclei famigliari. Qui salta all’occhio già il primo dato inaspettato: la concentrazione.

Essendo una repubblica federale, negli Usa i 50 Stati mantengono in parte la propria sovranità, e quindi in materia di armi non esistono regole che uniformino i parametri d’acquisto. Ci sono però delle caratteristiche comuni che permettono di avere un quadro della situazione. Le armi possono essere acquistate da privati cittadini nelle armerie, alcune aree di grandi supermercati (in genere nella sezione “sport”), online e in alcune fiere che vengono organizzate ogni settimana in tutto il Paese. I “controlli preventivi” (backgounds checks), vengono fatti solo in caso di acquisto in negozio. Questi controlli consistono nella compilazione di un modulo con i dati anagrafici dell’acquirente e un questionario che ne fa una panoramica su stato mentale, precedenti penali, uso di farmaci e altro. A quel punto il venditore invia i documenti all’FBI che fa un controllo incrociato ed entro 3 giorni deve esprimersi. Una stima dice che solo all’1% degli acquirenti viene vietato l’acquisto di armi. Le leggi federali, del resto, si limitano a vietare il possesso di armi da fuoco ai minori di 18 anni, limite che sale a 21 per l’acquisto di pistole e fucili.

È la doppia morale degli Usa costretti a fare i conti con le conseguenze delle loro ipocrisie. Un altro triste giorno per l’America che oggi si ritrova nuovamente a contare i morti per l’ennesima sparatoria che lascia sgomente e affrante decine e decine di famiglie, mentre i senatori si battono il petto contro l’aborto, che negli Usa è sempre più un diritto a rischio, senza fronteggiare la vera minaccia: le lobby delle armi.

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