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Indiscreto, Draghi è ai ferri corti coi partiti: in gioco ci sono i soldi del Pnrr

Immagine di copertina
credit: ansa foto

Chi lo conosce bene lo descrive come furioso con i partiti, anche se l’uomo è molto bravo a dissimulare la propria rabbia interiore. Qualcuno, nel suo cerchio stretto, arriva persino a pensare che sia cominciato lo showdown, il conto alla rovescia, se i partiti non metteranno immediatamente la testa a posto. Perché a Mario Draghi non gliene va più bene una: dopo essere stato “trombato” nella corsa per il Quirinale continuano i problemi in seno alla maggioranza di governo dove ogni partito sembra andare in ordine sparso a cominciare proprio da quelli che più fortemente lo avevano bocciato nella corsa al Quirinale per tenerlo inchiodato a palazzo Chigi. Quando si dice la lealtà.

Il premier non solo è infuriato con Matteo Salvini che ieri ha fatto l’ennesima fuga in avanti sul green pass ma anche con il partito democratico che a dispetto delle belle parole spese a difesa del governo appena può ci mette lo zampino per metterlo in difficoltà come nel caso della norma poi cassata sull’Ilva. Norma che avrebbe messo in forte difficoltà uno dei pupilli prediletti di Mario Draghi, Franco Bernabè. Ed è stata proprio questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il vero motivo che ha fatto scattare l’intemerata di Mario Draghi nei confronti dei partiti, con tanto di “cazziatone” fatto ai capi delegazione.

Il problema adesso saranno le misure chiave per l’ottenimento della seconda tranche del Pnrr: delega fiscale, concorrenza e appalti. Palazzo Chigi ha già fatto sapere per le vie brevi ai leader di partito che non saranno tollerate fuga in avanti e che la tenuta della maggioranza si misurerà principalmente su questi tre dossier. Proprio per questo, l’ultima novità che giunge da palazzo Chigi è che potrebbe essere potenziato il ruolo del sottosegretario Garofoli: l’idea è di affiancarlo al ministro D’Incà nella speranza che in Parlamento tutto fili liscio. Soprattutto per quanto riguarda i provvedimenti utili all’ottenimento dei fondi europei.
Chissà però come la prenderà Giuseppe Conte, visto che di fatto il grillino D’Inca verrebbe “commissariato”.

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