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Home » Opinioni

Vi siete dimenticati delle giudici e avvocate afghane (di W. Samadi)

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L’evacuazione dall’Afghanistan ha trascurato le legali che si sono battute per vent’anni contro la violenza sulle donne. Molte si nascondono dagli uomini che hanno contribuito a far condannare e qualcuna ha dovuto cambiare casa più volte

Le giudici donne dell’Afghanistan, che in passato hanno combattuto contro casi di violenza domestica, rapimenti, criminalità organizzata e divorzi, sono al momento bloccate nel Paese e bersaglio di minacce.

Molte di loro si nascondono e qualcuna ha dovuto cambiare più volte la propria residenza. «I talebani hanno liberato e fatto uscire dalle carceri uomini condannati per rapimento o violenza domestica da avvocate e da tribunali presieduti da giudici donne», spiega Najila Raheel, ex vice-presidente dell’Associazione avvocate afghane. «Ora le cercano e le minacciano. Alcune giudici vengono minacciate da uomini che hanno perso la propria causa. Sono liberi e chiedono alle avvocate la restituzione delle spese legali». Raheel è infine riuscita a fuggire dall’Afghanistan dopo una serie di tentativi durati mesi.

«Sono rimasta delusa dal fatto che le operazioni di evacuazione abbiano trascurato le avvocate del Paese, che sono quelle veramente in pericolo. Soltanto grazie ai nostri sforzi siamo riuscite a contattare alcune persone negli Stati Uniti e in Canada che ci hanno aiutate», osserva lattivista. «Ho ottenuto un visto per gli Stati Uniti ma quando sono arrivata all’aeroporto di Kabul le Forze speciali mi hanno chiesto 5.000 dollari. Non avevo con me quella somma e non sono riuscita a entrare in aeroporto. È stato il caos. Ho viaggiato da Kabul a Herat senza speranza di uscirne viva. Avevo con me i documenti ma avevo paura che i talebani potessero fermare la nostra automobile e che avrebbero potuto riconoscermi».

Secondo Raheel, sono riuscite a fuggire 170 giudici, mentre ne rimangono ancora 90 a Kabul e nelle altre province. «La maggior parte di coloro che hanno lasciato l’Afghanistan sono bloccate in altri Paesi perché i loro visti sono scaduti o stanno per scadere. Sono state lasciate sole». «Non ho sentito alcun sollievo per essere riuscita ad andare via dall’Afghanistan. Lì ho ancora la mia famiglia e i talebani sanno tutto di me. Sono entrati nella sede dell’Associazione avvocate afghane subito dopo la conquista della capitale Kabul. Hanno accesso a tutte le nostre informazioni», aggiunge Raheel.

Si preoccupa per le donne liberate dalle torture di mariti che abusano delle mogli grazie al sistema giudiziario afghano. «Mi chiedo dove sono ora tutte quelle donne. Molte di loro erano rimaste in contatto con noi anche dopo la fine dei processi ma negli ultimi mesi non abbiamo più notizie di loro. Sono ancora vive? Ci saranno migliaia di donne vittime di violenza domestica e come otterranno giustizia sotto il regime dei talebani? A chi potranno rivolgersi?», conclude Raheel, quasi con le lacrime agli occhi.
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