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Dedichiamo la Giornata degli italiani all’estero ad Andrea Corsali, l’uomo che “scoprì” l’Australia

Di Cristian Romaniello
Pubblicato il 18 Dic. 2020 alle 16:08 Aggiornato il 18 Dic. 2020 alle 16:19
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Andrea Corsali

Nel dibattito parlamentare, spesso, rientrano questioni poco evidenziate dall’informazione ma di rilevante importanza simbolica, identitaria, culturale e solidale. È il caso di una proposta di legge calendarizzata in Commissione Affari esteri e comunitari, e che tratta dell’istituzione della Giornata nazionale degli italiani nel mondo.

È importante esprimere vicinanza ai nostri connazionali che vivono all’estero ed è altrettanto importante identificare questa presenza a livello simbolico: diventa cruciale determinare la data in cui festeggiare la ricorrenza.

Ovviamente, anche una discussione di questo tipo crea una divisione politica. Ognuno vorrebbe che il simbolo accarezzasse la propria filosofia. Per farlo, è sufficiente proporre una data: quella data simboleggia qualcosa, quel qualcosa diventa simbolo degli italiani nel mondo attraverso l’istituzione di una ricorrenza.

L’ultima discussione ha visto i partiti aderenti alla destra italiana chiedere che la data scelta sia il 12 ottobre, il Columbus day, il giorno in cui Cristoforo Colombo è approdato, nel 1492, in America, scoprendola per gli europei, invadendola per i nativi, sotto bandiera castigliana.

Cristoforo Colombo, intendiamoci, è riconosciuto come uno dei più grandi italiani della storia, un navigatore, un esploratore di successo. Tuttavia è necessario fare alcune riflessioni e porsi una domanda.

Colombo presenta aspetti controversi. In America non è considerato solo l’artefice di una grande scoperta, ma anche colui che ha aperto le porte a ciò che accadde successivamente, lo sterminio dei nativi americani.

A partire da queste considerazioni, per quanto occorra discutere nel merito, è saggio scegliere una figura controversa, presentando elementi di discordia tra i nostri concittadini e coloro che oggi sono minoranze nei territori che appartenevano loro?

Non si può negare, inoltre, che vi sia un dibattito non dichiarato tra Trump e Obama, i quali contrappongono, rispettivamente, “il nuovo capitolo della storia mondiale” determinato dalla conquista dell’America da parte di Colombo, con le “conseguenze del suo viaggio sui nativi”.

Perché non “cambiare rotta”? Perché non cogliere l’occasione per valorizzare grandi personalità cui la storia non è riuscita a dare merito? Questo potrebbero fare parlamentari coraggiosi e originali, non banali.

Qualcuno pronuncia un nome: Corsali! “Chi?” Andrea Corsali, nato in Toscana il 29 giugno 1487, navigò al servizio dei Medici di Firenze ai quali era devoto, visitando terre lontane come l’India, l’Etiopia e lo Yemen. Proprio ai Medici, a Giuliano prima e a Lorenzo poi, scrisse le due lettere che ci sono pervenute integralmente e che furono pubblicate rispettivamente nel 1516 e nel 1518.

Esperto navigatore, poco conosciuto nell’Italia di oggi, eppure di notevole fama all’estero, in particolar modo in Oceania, avendo notato per primo l’esistenza – sino ad allora ignota agli europei – della Nuova Guinea, ed essendo considerato lo “scopritore ideale” dell’Australia o, almeno, il testimone più antico della sua identità. Le sue intuizioni su una “massa continentale” a sud della Nuova Guinea, infatti, hanno permesso di individuare l’Australia.

Giovanni da Empoli lo descrisse come uno che “meglio di chiunque altro può trovare risposte a quesiti astronomici e geografici”. Luigi Carrer lo inserì “fra i più illustri viaggiatori italiani” e lo storico Renato Lefèvre dimostrò che fu lui a esportare in Africa i caratteri da stampa.

Tra i suoi meriti annoveriamo l’individuazione degli errori di Tolomeo circa la differenza di longitudine fra la costa africana e quella dell’India, e la distinzione dell’isola di Ceylon dall’isola di Sumatra, che spesso venivano confuse.

Ma Corsali non fu solo un navigatore esemplare, fu anche un esperto astronomo. Compì importanti osservazioni sulle due Nubi di Magellano, le galassie satelliti della Via Lattea, precedendo Antonio Pigafetta che le avrebbe osservate solo quattro anni più tardi.

Ma, forse, il suo merito più caratterizzante riguarda la descrizione astronomica di una tra le più importanti costellazioni, che il Corsali battezzò col nome Croce del Sud, registrandone la posizione e raffigurandola nella lettera del 1915 indirizzata a Giuliano de’ Medici.

Non a caso, in tutte le bandiere e vessilli delle nazioni del continente nuovissimo – come Australia, Nuova Zelanda, Nuova Guinea, Papuasia, Samoa – compare la raffigurazione della Croce del Sud. Dal 2003, all’interno della Mitchell State Library of New South Wales a Sydney, è posta una scultura di Joe Hawley che riproduce il disegno, elaborato dal Corsali, della Croce del Sud.

Da ciò che è rimasto a descrivere il Corsali emerge ciò che lo muoveva nei suoi viaggi: l’interesse scientifico. Esploratore, geografo, astronomo, dall’esemplare cultura, dalla singolare abilità nella descrizione delle terre visitate e delle popolazioni incontrate con cui fu, secondo Giulia Grazi, “aperto e rispettoso”. Italiano, nel mondo.

*di Cristian Romaniello, deputato del Movimento 5 Stelle

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