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Grillo è l’uomo sbagliato per il Movimento giusto, Conte l’uomo giusto per il Movimento sbagliato (di Giulio Gambino)

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Abbiamo un problema: l’uomo che ha definito Mario Draghi un grillino, cioè Beppe Grillo, è anche l’uomo che ha deciso di fermare uno fra i leader oggi più popolari in Italia, Giuseppe Conte. Che politico non è, né di formazione né di vocazione, e proprio per questo piace alle persone comuni ed è invece odiato dalla cosiddetta classe dirigente.

Il mandato era salvare il M5s. In appena un mese Grillo è riuscito nell’esatto opposto. Il fondatore non è nuovo a sfondoni, del resto negli ultimi due anni le ha sbagliate tutte. Il quadro è questo: l’ex presidente del Consiglio, che decisionista non è, decide solo quando si trova alle strette. Sempre e quasi all’ultimo. Successe già con Matteo Salvini, che fu messo all’angolo da Conte in Parlamento ad agosto 2019. Ed è successo nuovamente ieri con la conferenza stampa al tempio di Adriano a Roma.

La notizia non è solo che Grillo abbia detto no a Conte, ma il fatto che abbia deciso in questa direzione nonostante avesse avallato lo scorso febbraio la formazione del governo Draghi. Di questo dovrebbe fornire una spiegazione urgente ai suoi azionisti, gli elettori del M5s, cosa mai avvenuta finora. E spiegare anche come mai, secondo lui, i Di Battista e gli altri della prima ora oggi si sono dati a gambe levate.

Pensateci: del M5s di fondazione rimane ben poco. Non c’è Rousseau, non c’è Casaleggio, non c’è Di Battista e molti altri, non c’è più nemmeno Grillo. Non ci sono più le battaglie per cui era nato. Il che comporta una sola cosa: il fallimento forzato della Bad Company grillina. Siamo pur sempre nell’ambito della schizofrenia. Assistiamo infatti a una sfida che nulla ha a che fare con questioni politiche ma puramente caratteriali. Il primo, Conte, razionale e mediatore; il secondo, Grillo, impulsivo e irrazionale. E infatti, ieri, dopo la conferenza dell’ex premier, Grillo avrebbe voluto subito rispondere a Conte, ma lo hanno fermato.

Sarebbe stato uno strappo eccessivo, e l’uomo sarebbe passato come il distruttore, affossando tutto per un capriccio. Oggi però è tardi: un partito di Conte sarebbe dovuto nascere settimane fa, ben prima di questo delirio a tratti schizofrenico, così come alcuni all’interno del M5s avevano proposto di fare all’avvocato.

Ed è pur vero, certo, che uno strappo definitivo farebbe riappropriare Conte del proprio ruolo di leader, e del proprio orgoglio di fronte alla umiliazione subita, facendolo uscire da questa sfida fratricida come colui che mise Grillo all’angolo. Uno strappo fornirebbe anche l’attenuante a vari esponenti grillini di compiere la scelta più naturale, schierarsi con Conte e abbandonare Papà Castoro.

Ma è tardi. La terza gamba contiana a supporto di M5s e Pd (che nel frattempo è ri-morto) non riesco a vederla anche sforzandomi. Forse sbaglio. E in tutta questa storia c’è qualcosa che non funziona. Forse, più semplicemente, è questo: Grillo è l’uomo sbagliato per il Movimento giusto, Conte l’uomo giusto per il Movimento sbagliato. L’unica soluzione per loro, sempre che siano interessati ad avere un futuro, è rifondare quel Movimento dieci anni dopo. Anima e cacciavite (quelle vere). Con il pre-pensionamento di Grillo.

Leggi anche: Conte conta solo se c’è Di Battista (di Giulio Gambino)

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