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Se avete un problema con chi canta Bella Ciao, ignorate la storia d’Italia e non potete certo ambire a governarla

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“I commissari socialisti cantano Bella ciao: solo io reputo vergognoso questo ridicolo teatrino?”. Sì, cara Giorgia, solo tu.

Non si capisce davvero quale sia il motivo che fa gridare allo scandalo Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia con la passione per il tweet polemico, per questo video in cui un timidissimo Paolo Gentiloni avvia l’euro-coro post partigiano.

“Bella ciao” non è – infatti – l’inno di qualche banda criminale, o il coro di una gang di malfattori, ma è il canto della Liberazione d’Italia. È il coro che ha accompagnato sulle montagne dell’Appennino i partigiani di tutte le diversissime anime in quella straordinaria stagione storica che si chiama “Resistenza”, è il canto dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, e anche dei partigiani bianchi.

È un-canzone che è stata declinata in decine di lingue, ripensata in centinaia di arrangiamenti. “Bella ciao” – recentemente – è stata fatta rinascere grazie ad una bellissima versione (quasi gaelica) dei Modena City Ramblers, è il canto che i miliziani curdi hanno colorato di luce e gioia per accompagnare la loro lotta contro l’isis, cantato in un bellissimo video girato a Kobane, con le donne che battevano le mani e caricavano i mitra contro i mozza orecchie in bandiera nera.

È il canto che è diventato pop (e più anche world) grazie alla versione ispanica cantata nella “Casa di Carta” (Hugel Remix), poi in una versione gitana da Goran Bregovic, e oggi con l’ultima struggente cover in stile esistenzialista di Tom Waits.

È una canzone che ha mille vite. È un canto che è diventato universale perché celebra la lotta dei pochi contro i molti che nel lontano inverno del 1943, contro tutto e tutti, e con poche possibilità di vittoria, salirono sulle montagne, quando la loro patria era tradita dall’armistizio, per imbracciare le armi contro il nazifascismo.

Cosa ci sia di “scandaloso” – a meno di non avere simpatie per il nazifascismo – nel celebrare questa impari e vittoriosa sfida, io sinceramente fatico a capirlo.

I commissari socialisti, con le loro grisaglie e le loro cravatte, questo canto dovrebbero intonarlo più spesso, semmai, e cercare di essere alla sua altezza. Ne trarremmo tutti un sicuro giovamento.

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