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Io sono Europa. Il sogno di Antonio Megalizzi per salvare il cuore dell’Unione

Immagine di copertina
Antonio Megalizzi

Europeo. Europeista. Europeismo. Europa. Nelle ultime settimane mi sono trovato – spesso – a riflettere su queste parole.

Ho provato a riempirle di significato. Mi sono venute più volte a cercare. Ho provato a capire cosa ci rende – o cosa ci può rendere – tali. E perché. Ho maturato queste riflessioni spinto dalle domande di alcuni ragazzi che ho incontrato e che mi hanno chiesto – con un tono pessimista, tra il demoralizzato e lo scettico – perché dovrebbero considerarsi cittadini europei.

Da oltre un anno ho l’onore di guidare l’Agenzia Nazionale per i Giovani, l’ente del Governo italiano che si occupa di gestire alcuni dei maggiori programmi europei, e questi ragazzi lì ho incontrati durante il tour dell’Agenzia organizzato per inaugurare 44 piccole redazioni della radio targata ANG. Un piccolo ma importante progetto di inclusione e partecipazione giovanile creato per raccontare sui territori le opportunità offerte dall’Europa.

Inizialmente – d’istinto – ai ragazzi ho risposto che l’Europa – ai nostri giovani – offre opportunità, occasioni di scambio, di tirocinio, di lavoro. Finanzia progetti (Erasmus+ ed ESC). Ho pensato di raccontare l’Europa calandola nei territori. Ho posto l’attenzione sull’impatto positivo che l’Europa ha nei piccoli comuni e nelle comunità. Di come migliora quotidianamente la qualità di vita di tanti. Ho raccontato della rete di Europeers appena attivata, delle missioni istituzionali a Bruxelles e Strasburgo in cui – come Italia – abbiamo un ruolo chiave strategico. Insomma, ho cercato di spiegare il ruolo fondamentale dell’Europa per la vita di tutti i giorni. Eppure non riuscivo a fare breccia nei loro dubbi, nelle loro convinzioni.

Poi ho capito. Il vero significato dell’Europa è la pace. Una generazione “erasmus” cresciuta già figlia dell’Europa non riusciva a vedere quello che – essenziale – è invisibile agli occhi. Il valore della democrazia è inestimabile. La cittadinanza europea allora è questo: essere partecipi di un grande e rivoluzionario progetto di pace, sviluppo, progresso, speranza. L’Unione Europa è un sogno visionario, nato a Ventotene. Ha bisogno di essere alimentato. È una fiamma che altrimenti può correre il rischio di spegnersi. La libertà in ogni sua forma si apprezza soltanto quando inizia a mancare.

Ci tengono insieme valori profondi che vanno custodi. Non è semplice retorica. Penso direttamente al cuore delle nostre istituzioni. A cosa ci tiene insieme, che ci unisce. L’Europa dovrà essere il nostro collante per il futuro. È il sostegno a cui fare riferimento nei momenti bui. Che abbiamo avuto in passato e nulla esclude che non possano ritornare.

Siamo cittadini europei di nascita. Rompiamo il tabù di un Europa imposta e calata dall’alto. Se vogliamo salvare l’Europa – in un momento di forte tensione internazionale – dobbiamo vincere questa sfida culturale.

Qui su TPI proverò a raccontare l’Europa delle istituzioni e l’Europa dei cittadini. Sento forte la responsabilità di questa sfida. L’Agenzia Nazionale per i Giovani sarà un piccolo faro nella notte della Repubblica, nei casi di necessità.

Ho aperto questa piccola “finestra” virtuale – oggi – su The Post Internazionale non per caso. Oggi – un anno fa – ci lasciava Antonio Megalizzi. Cittadino europeo.

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