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La storia di Mesej, il senzatetto a cui il vicesindaco di Trieste ha buttato vestiti e coperte

Credit: AFP PHOTO / JEAN-PHILIPPE KSIAZEK
Di Clarissa Valia
Pubblicato il 7 Gen. 2019 alle 15:37 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:07

Come tutti noi anche il senzatetto di Trieste, Mesej Miha, ha una storia. Solo che la sua di storia è più silenziosa e ignorata, abbandonata ai margini della strada proprio come lui.

La triste verità è che della sua storia e della sua esistenza ne veniamo a conoscenza solo ora, solo perché Paolo Polidori, vicesindaco leghista di Trieste, ha deciso di prendere e gettare nel cassonetto dell’immondizia le sue coperte e i suoi vestiti per poi vantarsene sui social.

Grazie al suo gesto però, l’intera città di Trieste ha mostrato il proprio cuore. Gli abitanti infatti si sono mossi subito per aiutare Mesej Miha al quale hanno portato coperte e maglie, ma anche cappelli, sciarpe e cuscini. Materiale con cui l’uomo potrà ripararsi dal freddo.

“Caro amico, speriamo che questa notte tu soffra meno il freddo. Ti chiediamo scusa a nome della città di Trieste – hanno scritto su un cartone adagiato a terra, pubblicato dal giornalista del Piccolo Diego D’Amelio su Twitter, accanto ai vestiti donati al senzatetto – P.S. In caso di mancato ritiro non gettare nulla, provvederemo al recupero entro domani, grazie”.

Mesej Miha ha rilasciato un’intervista a Il Piccolo, nei giorni in cui ha ricevuto ospitalità dall’hotel Transilvania, a Monrupino, in provincia di Trieste.

Mesej ha 57 anni, viene dalla Romania ed è un clochard, un senzatetto. Mesej è bloccato a Triste da quando ha perso i documenti. Arrivato in Italia il 12 ottobre 2018 per raggiungere i suoi familiari in Francia, l’uomo, dopo aver perso i documenti, ha trovato ospitalità in un centro di accoglienza triestino.

Da qui, secondo quanto ha raccontato Mesej, dopo cinque giorni è stato mandato via. Da quel momento ha iniziato a vagabondare per la città. “Sono andato a fare la denuncia di furto due volte, alla terza mi hanno detto che dovevo andare via. L’assistenze sociale mi voleva dare solo un biglietto per la Romania”, ha spiegato.

Screenshot della video intervista a Mesej Miha de Il Piccolo. Credit: Il Piccolo

“Dormivo in strada, non ho mai avuto problemi con nessuno, a parte con la polizia locale che spesso mi portava via il denaro dell’elemosina”, racconta l’uomo.

La moglie e i figli vivono in Francia ma lui non li può raggiungere perché non ha i documenti. Mesej soffre anche di problemi di salute: “Ho problemi cardiaci e di pressione, soffro di psoriasi e sono anche stato ricoverato in ospedale. Quando sono stato dimesso, però, ho potuto dormire solo cinque giorni in un centro di accoglienza, poi sono stato mandato via non ho potuto fare altro che tornare in strada”.

Mesej ha raccontato di essere fuggito dalla dittatura di Ceausescu: “Nel 1989 ero in piazza a manifestare poi ho avuto paura e sono scappato”. Prosegue l’uomo: “Dopo Gaeta, nel 1997 sono finito a Civitavecchia. Ho chiesto più volte asilo politico ma invano”.

D’ora in avanti se ci capita di incontrare un uomo o una donna come Mesej quantomeno non ignoriamolo.

La reazione del vicesindaco di Trieste

Paolo Polidori, dopo il polverone che si è sollevato sui social (e non solo), ha commentato a Radio Capital: “A Trieste nessuno resta senza tetto sulla testa, non c’è mancanza di solidarietà, mi ero mosso in prima persona per lui: lo cercherò, voglio parlargli. Nel post (quello pubblicato da Polidori, ndr) non c’è riferimento a persone: sul clochard c’era un provvedimento di allontanamento e ho presunto che fosse andato via”.

Il leghista ha poi aggiunto: “È brutto sentirsi dare del razzista. Non lo sono”.

Che cosa aveva scritto Paolo Polidori su Facebook

Il vicesindaco di Trieste ha gettato nella spazzatura i panni usati da un uomo senza fissa dimora, probabilmente di origini romene, che si sposta continuamente in città. Dopo aver compiuto il gesto ha scritto sui social: “Sono passato in via Carducci, ho visto un ammasso di stracci buttati a terra… coperte, giacche, un piumino e altro. Non c’era nessuno, quindi presumo fossero abbandonati. Da normale cittadino che ha a cuore il decoro della sua città, li ho raccolti e li ho buttati, devo dire con soddisfazione, nel cassonetto: ora il posto è decente. Durerà? Vedremo! Il segnale è: tolleranza zero! Trieste la voglio pulita!”.

Il leghista, nel post rimosso, ha concluso: “Sono andato subito a lavarmi le mani. E adesso si scatenino pure i benpensanti, non me ne frega nulla!”.

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