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Cara di Castelnuovo di Porto, la cooperativa: “Chiusura improvvisa, non sappiamo il motivo”

Gli ospiti del centro saranno trasferiti in altre regioni, incerta la sorte degli oltre 100 lavoratori della cooperativa Auxilium, che gestisce il centro per conto della prefettura

Di Anna Ditta
Pubblicato il 23 Gen. 2019 alle 19:46 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:27
Immagine di copertina
Migranti e richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto, Roma, 22 gennaio 2019 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Castelnuovo di Porto | Cara

Nei giorni scorsi la prefettura di Roma ha disposto la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, su indicazione del ministero dell’Interno.

La notizia dello sgombero del Cara è stata criticata dal sindaco di Castelnuovo, che vedeva la presenza dei richiedenti asilo nel Cara come un’esperienze positiva di integrazione nel territorio. Molti dei richiedenti asilo, infatti, dovranno interrompere i percorsi già avviati di studio e lavoro.

Ma a 48 ore dalla notizia, le ragioni della decisione non sono chiare. TPI.it ne ha parlato con Roberto Rotondo, referente stampa della cooperativa Auxilium, che gestisce il Cara Castelnuovo di Porto.

Siete a conoscenza del motivo della chiusura?

Il motivo non ci è stato comunicato. Ma a noi non era stata comunicata neanche la chiusura. Abbiamo saputo venerdì scorso che 300 persone sarebbero partite. Essendoci 550 ospiti è stato chiaro che avrebbero chiuso il centro. L’indomani la prefettura ha rilasciato una dichiarazione in cui annunciava che il Cara sarebbe stato chiuso.

La giustificazione è che qui la prefettura, per motivi burocratici, non ha mai concluso un contratto con il proprietario dell’immobile, che è l’INAIL. Ma questi sono problemi burocratici interni allo stato.

Non si capisce allora perché questi migranti vengano mandati tutti fuori dalla regione. Potevano essere spostati in qualche altro CAS sul territorio, invece vengono inviati tutti fuori dal Lazio. Questo crea dei problemi.

È stata quindi una cosa del tutto imprevista?

Sì, così imprevista che sia crea il problema dei 110 lavoratori.

Cosa ne sarà ora degli ospiti che non avranno più la protezione umanitaria a causa del “decreto sicurezza”?

Alcune persone si trovano a metà del guado: avevano già ricevuto la protezione umanitaria, che però ora non esiste più, ed erano in attesa di passare in uno Sprar.

Queste persone non possono essere trasferite in un altro Cas, hanno detto loro semplicemente di uscire dal Cara. Se la devono cavare da soli, ma non si capisce come. Qui fa freddo, non è la stagione adatta per stare fuori in città. Per questo si sono attivate delle reti di associazioni, anche la parrocchia, per vedere come fare. Questo è un effetto del decreto. Il problema però è anche un altro.

Quale?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Il problema è che coloro che verranno ora trasferiti in Cas fuori dal Lazio sono persone in attesa di parlare con la commissione territoriale del Lazio, oppure che hanno fatto ricorso contro il rigetto della loro domanda da parte della commissione. Loro dovranno ricominciare da capo, ma voglio vedere come faranno a far trasferire tutti gli atti. Sono questioni molto complicate.

Adesso qual è la situazione?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La parlamentare Rossella Muroni ha bloccato un pullman, che però dopo è partito. I 75 di oggi sono partiti, domani ce ne saranno altrettanti e così via via fino al 26. Poi sarà comunicato anche agli altri 200 che devono partire.

Partiranno entro fine mese, chiuderà tutto.

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Il ministro Salvini ha detto che saranno chiusi altri Cara.

Noi questo non lo sappiamo, ma ci chiediamo come mai abbiano voluto cominciare dall’accoglienza che funziona e non da quella che ha avuto problematiche, infiltrazioni. Ce ne sono stati tanti. Perché abbiano voluto cominciare a chiudere quello di Roma non lo so.

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