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Home » Esteri

La Svizzera ha fatto marcia indietro sulle quote dei migranti

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Il parlamento ha approvato una legge che dà la priorità ai residenti nelle assunzioni, senza tuttavia imporre limiti all’ingresso di cittadini provenienti dall’Ue

La Svizzera ha rinunciato a imporre le quote sui lavoratori provenienti dall’Unione europea per mantenere i legami economici con il mercato comune, optando per una soluzione che dà la priorità ai residenti nelle assunzioni.

Il parlamento ha scelto la via del compromesso, facendo marcia indietro rispetto al referendum del 2014 in cui gli elettori svizzeri avevano scelto di imporre le quote sull’immigrazione proveniente dai paesi europei.

La risposta di Bruxelles era stata identica a quella data al Regno Unito dopo la Brexit. Nel caso in cui la Svizzera avesse adottato la misura, la nazione sarebbe stata esclusa dal mercato comune europeo.

Un quarto della popolazione svizzera, circa due milioni di persone, sono stranieri. Tra questi, 1,4 milioni sono cittadini europei, di cui 365mila pendolari transfrontalieri da Italia, Francia e Germania.

La nuova legge, alla quale l’Unione europea risponderà formalmente entro la prossima settimana, impone ai datori di lavoro di dare priorità ai cittadini svizzeri nelle assunzioni nei settori o nelle regioni con un tasso di disoccupazione superiore alla media.

Per le aziende che violano la legge è prevista una sanzione di 40mila franchi svizzeri, circa 30mila euro.

Tuttavia i cittadini europei residenti in Svizzera potranno registrarsi nei centri per l’impiego svizzeri e avranno il diritto allo stesso trattamento dei locali.

Il partito conservatore e ultranazionalista Svp che aveva sostenuto i referendum ha accusato le altre forze politiche di aver tradito la sovranità del popolo svizzero e di essersi piegati alle richieste di Bruxelles.

L’inatteso risultato del referendum del 2014 aveva avuto come conseguenza immediata quella di interrompere il programma di scambi studenteschi Erasmus e aveva messo in discussione l’accordo commerciale con l’Ue.

Le relazioni economiche e commerciali tra Unione europea e Confederazione elvetica sono regolate da più di 120 accordi bilaterali legati dalla cosiddetta “clausola della ghigliottina”, nel senso che se un trattato viene violato, vengono meno anche gli altri.

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