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Chi è Mullah Fazlullah

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Lo chiamano “Radio Mullah”. È coinvolto nell'attentato a Malala Yousefzai. Ed è il nuovo leader dei talebani in Pakistan

“Uccideremo chiunque ci impedirà di raggiungere i nostri obiettivi: sia esso un padre, un fratello, un soldato o un mullah”. E’ un estratto di uno dei numerosi video in cui compare Mullah Fazlullah, il nuovo capo del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp).

Lo hanno soprannominato “Radio Mullah” per i suoi appassionati sermoni radiofonici contro l’istruzione femminile e in favore dell’applicazione integrale della sharia. E’ stato uno dei promotori della campagna di boicottaggio delle vaccinazioni anti polio promosse dalle Nazioni Unite in Pakistan.

Quasi quarant’anni, alto e possente, Mullah Fazlullah prende il posto di Hakimullah Mehsud, ucciso la scorsa settimana da un drone americano.

Fazlullah è ritenuto un falco. Ha sempre rifiutato il dialogo e ogni contatto con le autorità pachistane. “Non ci saranno altri negoziati” ha dichiarato il portavoce di Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp) Shahidullah Shahid subito dopo la nomina. Il movimento, che raccoglie circa trenta gruppi armati pachistani per un totale di circa trentamila militanti, è considerato un’organizzazione terroristica dalla comunità occidentale, Stati Uniti e Regno Unito in testa.

Nato nel 1974 nel villaggio di Kuza Bandai, Fazlullah da ragazzo vende casse di legno e carretti, prima di entrare in una madrassa, scuola islamica, dove conosce Sufi Mohammed, leader estremista del Tehreek-e-Nifaz Shariat-e-Muhammadi (Tnsm), movimento favorevole all’applicazione integrale della sharia.

E’ il 2001 quando il suo mentore lo porta in prima linea a combattere gli americani. Al suo ritorno dal fronte viene arrestato e detenuto per un anno e mezzo. Una volta rilasciato, si dedica a prediche e sermoni di stampo religioso su frequenze radiofoniche illegali: vibranti e infervorati discorsi contro il governo centrale pakistano. Il suo consenso cresce soprattutto nella Swat Valley, dove parte della popolazione tradizionalmente conservatrice inizia ad abbracciare le sue idee. In molti buttano via i televisori, espressione di una “cultura anti islamica”.

Nel distretto pachistano si rende protagonista di atrocità e barbari omicidi, e diventa il capo dei talebani nel 2007. Fa distruggere scuole e bruciare negozi musicali. Organizza corsi di addestramento paramilitari per il jihad contro gli infedeli e attentati contro i team di volontari che somministrano vaccini anti poliomelite, accusandoli di voler sterilizzare la popolazione o di essere spie occidentali. C’è la sua mano dietro l’agguato all’attivista Malala Yousafzai, sedici anni, la più giovane candidata al premio Nobel per la pace.

Nel 2009 raggiunge un accordo di pace con il governo che gli concede il controllo dell’area. Ma le sue mire espansionistiche lo tradiscono, e dopo pochi mesi un’offensiva militare lo destituisce e lo costringe alla fuga.

E’ stato dato per morto numerose volte. Oggi si nasconde nelle zone di confine tra Afghanistan e Pakistan. A settembre sembra sia stato coinvolto nell’omicidio del generale pachistano Sanaullah Niazi, e potrebbe aver giocato un ruolo anche nell’attentato che nel 2008 uccise l’ex primo ministro Benazir Bhutto.

La scelta dei talebani di metterlo a capo del Ttp ha suscitato perplessità e stupore. Fazlullah è il primo leader degli estremisti pachistani che non proviene dalle aree tribali del Waziristan, principale santuario della militanza jihadista. E’ cresciuto tra le montagne della valle di Swat, in quella che oggi è la provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Non gode dunque di reale autorità e potere su molti degli jiahidisti pachistani, per cui i legami tribali della regione del Waziristan sono più forti dell’ideologia.

La sua forza risiede nel legame con talebani afgani, alla cui leadership è certamente vicino. Potrebbe dunque nel breve periodo perseguire gli interessi dell’agenda del Mullah Omar, loro leader spirituale.

La scelta di Fazlullah non rappresenta la mera nomina di un capo al vertice di un’organizzazione terroristica. Avrà un impatto rilevante sulle scelte di politica estera del Pakistan e sulle stesse relazioni con l’India.

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