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Due eritrei sono scappati dalla nave Diciotti tuffandosi in mare e hanno fatto richiesta d’asilo

Mancavano all'appello da due giorni: un 30enne e un 19enne hanno lasciato il pattugliatore della Guardia costiera e hanno raggiunto a nuoto la riva. Poi, tramite il loro legale, hanno presentato la richiesta di asilo

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 26 Ago. 2018 alle 12:57 Aggiornato il 26 Ago. 2018 alle 13:39
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Immagine di copertina
Due eritrei mancavano all'appello da due giorni: erano scappati calandosi dal pattugliatore della Guardia costiera. Credit: Getty Images

Due eritrei sono riusciti a scendere dalla nave Diciotti prima degli altri. Si sono calati dall’imbarcazione e hanno raggiunto la riva a nuoto.

Alla lista dei migranti in attesa nel porto di Catania da lunedì 20 agosto di scendere dalla nave militare italiana mancavano due persone da due giorni. Si trattava di due eritrei, uomini, di 30 e 19 anni.

Sono riusciti a scendere dal pattugliatore della Guardia costiera e a raggiungere il suolo italiano, potendo così avviare, tramite il loro avvocato, la richiesta di asilo politico.

A ricostruire la storia è il Fatto Quotidiano, che racconta la storia dei due eritrei. “Nuotavamo tra la nave e la banchina, rischiavamo di farci schiacciare, e passando sotto i pontili ci siamo graffiati con degli ami. Per tre volte abbiamo tentato di risalire sulla banchina, ma c’era sempre la Polizia”.

La notizia ha avuto riscontri ufficiali. I due sono riusciti ad arrivare al porto, poi hanno strappato via i braccialetti che erano stati loro messi al polso per la prima identificazione a bordo della Diciotti.

Nonostante le forze dell’ordine presenti al porto, i due migranti eritrei sono riusciti ad allontanarsi dall’area e a incontrare altri connazionali.

Poi hanno preso contatto con un legale che si occupa di Ong e il penalista ha inoltrato la richiesta di asilo politico.

Sono sbarcati tutti nella notte tra sabato 25 e domenica 26 agosto gli altri 137 migranti rimasti a bordo del pattugliatore della Guardia costiera.

Dopo il braccio di ferro durato cinque giorni. Le procedure si sono concluse in nottata. Previsto ora il trasferimento dei migranti in un centro di accoglienza di Messina in attesa delle destinazioni successive, in base alle disponibilità ottenute dal governo: una ventina in Albania, altrettanti in Irlanda, un centinaio preso in carico dalla Conferenza episcopale italiana, in base all’accordo con il Viminale.

Ma sul pattugliatore sono rimasti complessivamente ben dieci giorni. Dopo le rapide procedure di fotosegnalamento e prima identificazione, vengono fatti salire a bordo di tre pullman diretti a Messina.

Nel pomeriggio di sabato avevano lasciato l’unità militare in tredici per ragioni sanitarie.

Tutta la ricostruzione dei fatti della nave Diciotti qui.

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