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Migranti, nessuna invasione: ecco il rapporto che smentisce le fake news su chi arriva in Italia

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Credit: Ansa Foto di archivio

Presentato il rapporto "Non si tratta solo di migranti", redatto da Caritas italiana e Fondazione Migrantes. TPI ha parlato con Simone Varisco, il curatore della ricerca

Rapporto Caritas-Fondazione Migrantes: “In Italia vivono oltre 5 milioni di cittadini stranieri regolari”

L’Italia è il terzo paese nell’Unione Europea per presenza di cittadini stranieri. Il 70 per cento degli ingressi avviene non con i barconi ma attraverso i visti turistici, ormai diventati i principali canali di accesso di regolari e irregolari. L’integrazione è in crescita ma oltre il 60 per cento di studenti con cittadinanza non italiana è nato in Italia. Sono alcuni aspetti che emergono dall’ultimo Rapporto immigrazione Non si tratta solo di migranti, redatto da Caritas e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma e ispirato al messaggio di Papa Francesco per la 105esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

“Vivono accanto a noi”, spiega a TPI Simone Varisco, il curatore della ricerca. “La contrapposizione noi-loro non ha ragione di esistere. Deve essere superata perché crea dualismi inutili: oppone i sogni e i problemi degli italiani a quelli di altri quando, invece, la vita di ogni giorno mostra che siamo già insieme sul posto di lavoro e sui banchi di scuola. E nelle battaglie comuni, come il diritto alla salute”. 

Sono oltre cinque milioni i cittadini stranieri in Italia, quasi l’8,7 per cento della popolazione. Cifre che collocano il paese dopo la Germania e il Regno Unito mentre seguono la Francia e la Spagna. Rispetto allo scorso anno, i numeri sono aumentati ma, spiega Varisco, “nulla che faccia pensare a un’invasione”.

La comunità più numerosa è quella romena (quasi un quarto del totale degli stranieri regolari), seguita con oltre 400mila presenze circa da quella albanese e marocchina. La popolazione straniera risiede principalmente nelle regioni del Nord (57,5 per cento) e del Centro (25,4 per cento), mentre nel Mezzogiorno (12,2 per cento) e nelle Isole (4,9 per cento) è più contenuta ma in crescita.

“Le migrazioni si prestano a essere strumentalizzate. Il rapporto che abbiamo elaborato contesta le fake news e i discorsi d’odio con il rigore scientifico e con i dati. Se le false notizie spesso creano opinioni, noi rispondiamo con la verità oggettiva dei fatti”, aggiunge Varisco. Come nel caso del lavoro: i cittadini stranieri contribuiscono ad arricchire il prodotto interno loro del paese. Risulta occupato il 64,3 per cento dei cittadini stranieri comunitari e il 58,7 per cento dei cittadini extra-UE. Oltre 300mila imprese di cittadini extracomunitari hanno ridato vita ad alcuni territori come in Campania. 

La distribuzione degli occupati stranieri, più vulnerabili ed esposti agli infortuni, conferma la loro segregazione occupazionale nelle diverse attività economiche. I lavoratori stranieri si concentrano, in particolare, nel settore dei servizi collettivi e personali, nell’industria in senso stretto, nel settore alberghiero e della ristorazione e nelle costruzioni. Inoltre, è ancora radicato il fenomeno dell’over-education, con dipendenti che svolgono attività non adeguate alla propria formazione.

Non mancano dati che indicano gap: 90mila stranieri in povertà sono stati esclusi dal precedente governo dal Reddito di cittadinanza, secondo le due organizzazioni, in palese violazione della Costituzione. E il 63,1 per cento degli alunni con cittadinanza non italiana è nato in Italia

“Più che di ius soli, io parlerei di ius culturae. Anche dal punto di vista normativo. Altrimenti la cittadinanza sembra un contenitore vuoto”, ha affermato  il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a margine della presentazione del rapporto. E ha aggiunto: “è insensato distinguere tra italiani e stranieri, tra nostri e loro sogni. Non esiste l’altro, e non solo da una prospettiva cristiana. I migranti sono persone umane, sono la parte più evidente dell’iceberg di tutti gli scartati della società e dell’indifferenza globalizzata”.

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