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Global Compact, il governo decide di non decidere: scoppia l’ira di Fico

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Nel giorno in cui l’Assemblea Generale dell’Onu ha ratificato il Global Compact sulle migrazioni a larga maggioranza, con 152 Paesi che hanno votato a favore dell’accordo, 12 astenuti e 5 contrari, tra cui Usa e Ungheria, l’Italia decide di non decidere.

Con con 277 voti favorevoli, 224 contrari e tre astenuti, l’Aula della Camera ha infatti approvato la mozione della maggioranza che “impegna il governo a rinviare la decisione in merito all’adesione dell’Italia in seguito ad un’ampia valutazione con riferimento alla sua effettiva portata”.

Passa, quindi, la linea d’attesa contenuta nella mozione presentata alla Camera dalla maggioranza e firmata dai capigruppo di M5S D’Uva e della Lega Molinari.

Una mozione, quella della maggioranza, che si è aggiunta all’ultimo ai documenti già presentati – a cominciare da quello di Fdi contrario al documento approvato dall’Onu che pone una serie di obiettivi, fra cui miglior accesso ad assistenza sanitaria e istruzione per i rifugiati – e sulla quale il governo, attraverso la viceministro degli Esteri Elisabetta Del Re, ha espresso parere favorevole.

Niente da fare, quindi, per le parti politiche che chiedevano una decisione da parte del governo. E anche la posizione del presidente della Camera, Roberto Fico, è rimasta minoranza. L’esponente del Movimento 5 stelle aveva sottolineato l’importanza di sedersi al tavolo “con tutti i Paesi del mondo”. Perché “a un tavolo come quello delle Nazioni uniti ci devi stare, devi collaborare”.

“Patto globale per le migrazioni, questa é la traduzione di Global Compact” sottolinea Fico: “E siccome l’immigrazione é una questione globale per forza dobbiamo sederci al tavolo con tutti Paesi del mondo, specie quelli da cui partono i migranti, per affrontare la problematica”, ha detto in un altro passaggio dell’intervento.

“A quel tavolo devi collaborare per affrontare il fenomeno migratorio con un approccio globale, che poi é la posizione dell’Italia sull’Europa, che insieme deve prendersi le responsabilità e ogni Paese deve fare la sua parte. Con un approccio globale”, ha proseguito.

Parole chiare, quelle del presidente della Camera durante l’incontro con i giornalisti per gli auguri di Natale, alle quali è seguito un chiaro messaggio al governo: quello di prendere le distanze dalle politiche di Trump in materia di immigrazione.

Ma il governo sceglie una linea di attesa. Ed è proprio questo che ha fatto infuriare le opposizioni. “Oggi la maggioranza sul Global Compact” è l’attacco dell’ex presidente di LeU alla Camera, Laura Boldrini, “ha fatto una cosa senza precedenti: ha deciso di non decidere. Questo documento, che tenta di dare delle linee guida su una immigrazione sicura, regolare e coordinata, non avrà il contributo dell’Italia. Tutto questo va contro i nostri interessi nazionali, una decisione che penalizza il Paese”.

Non sono, però, solo le parti più a sinistra della Camera a denunciare il comportameno del Governo. Beatrice Lorenzin, leader di Civica Popolare ed ex Ministro della Salute, durante il suo intervento in Aula ha sottolineato come “in questi anni 134 milioni di persone si sono mosse nel mondo abbandonando le loro case per andare verso l’ignoto, fuggendo da guerre fame, sete e calamità naturali”.

Un movimento di persone “che non ha precedenti”. Il Global Compact “è la risposta a questi stravolgimenti che ci attendono? Sicuramente no, è uno strumento inadeguato, ma è un primo passo, l’inizio di un percorso grazie al quale si tenterà di intervenire sulle diverse cause dell’immigrazione e trovare strategie utili”.

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