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Pechino rinforza le sue basi militari nel mar cinese meridionale

Immagini satellitari mostrano sistemi anti aereo, scudi missilistici e depositi di armi sulle isole artificiali costruite dalla Cina in acque internazionali

Di TPI
Pubblicato il 15 Dic. 2016 alle 15:30
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La Cina è sospettata di aver posizionato un “significativo” arsenale di attrezzature militari sulle sette isole artificiali che ha costruito nel mar cinese meridionale, inclusi sistemi anti aereo, scudi missilistici e depositi di armi, nonostante Pechino abbia negato di avere intenzione di militarizzare l’area.

L’arcipelago delle isole Spratly, nel mar cinese meridionale, è conteso da anni da Taiwan, Filippine, Brunei, Malesia e Cina.

Durante una visita pubblica negli Stati Uniti nel 2015 il presidente cinese Xi Jinping aveva pubblicamente dichiarato che la Cina non intendeva avviare una militarizzazione della strategica rotta commerciale nella porzione del mar Mediterraneo australasiatico in questione, dove ogni anno transitano commerci per un valore di 4,5 trilioni di dollari.

Tuttavia, le foto satellitari scattate dall’Asia Maritime Transparency Initiative (Amti), legata al Centro di studi strategici e internazionali statunitense, sembrano smentire le dichiarazioni di Pechino.

Secondo l’organizzazione statunitense le immagini mostrano “quello che sembrano essere cannoni per l’anti aerea e sistemi d’arma a corto raggio in grado di proteggere da attacchi con missili da crociera”. Le foto rivelano torri contenenti apparecchi radar.

“Queste armi dimostrano che Pechino considera in modo serio la difesa delle sue isole artificiali nell’eventualità di un conflitto armato nel mar cinese meridionale”, ha detto alla Reuters Greg Poling, il direttore dell’Amti. “Pechino continua a dire che non sta militarizzando l’area, ma se volesse potrebbe schierare domani caccia da guerra e missili terra-aria”.

Le istallazioni cinesi servirebbero a comporre un ombrello difensivo dotato di una piattaforma mobile di missili terra-aria.

Alcuni giorni fa il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva irritato Pechino, sostenendo che potrebbe assumere un atteggiamento più rigido nei confronti delle questioni su Taiwan e sulle manovre cinesi nell’arcipelago Spratly.

In seguito a un arbitrato promosso dalle Filippine, a luglio 2016 una sentenza del tribunale dell’Aja aveva giudicato “prive di alcun diritto” le rivendicazioni cinesi nell’area. Nonostante questo, Pechino continua la sua politica aggressiva nelle acque contese, costruendo basi navali su più atolli.

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