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Parigi, il giorno dopo gli attentati

Il reportage della giornalista italiana Alessandra Lanza, da Parigi

Di TPI
Pubblicato il 14 Nov. 2015 alle 19:09
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Nel pomeriggio di sabato 14 novembre Place de la Republique, una piazza poco lontano dai luoghi degli attacchi della scorsa notte, è quasi vuota.

Attorno al monumento della Repubblica si raccolgono i cittadini di Parigi che desiderano portare un messaggio di solidarietà: hanno in mano dei fiori, o candele bianche, rosse, blu, i colori della bandiera francese.

Alcuni di loro francesi non sono: abitano a Parigi da qualche anno o sono semplici turisti. Accanto a loro fotografi e cameraman cercano di raccontare il dolore che segue l’attacco al cuore di Parigi.

Qualcuno, con un pennarello indelebile, lascia frasi di pace sul monumento della Repubblica. Qualcun altro, con un accendino, riaccende le candele spente dal vento o dalle rade gocce di pioggia che bagnano per un attimo la città. Una ragazza, seduta a terra poco più in là, rivolge una preghiera silenziosa alle vittime. 

Per le strade e nei locali poca gente: sono tutti occupati con il proprio cellulare. Controllano le notizie, Twitter, comunicano con la famiglia, chiedono e danno aggiornamenti.

Boulevard Voltaire, la via su cui affaccia Le Bataclan, il locale dove ieri sera ha avuto luogo la più sanguinosa delle stragi, è popolata da giornalisti che parlano lingue diverse, telecamere accese senza senza sosta, e soprattutto polizia che blocca l’accesso alle vie più interne, impedendo il passaggio al di là delle transenne: per entrare e uscire è necessario mostrare i documenti di residenti.

Anche due giovani ragazze in pigiama, dall’aria tutt’altro che pericolosa, quanto piuttosto spaventata, vengono fermate e controllate dagli agenti, come qualunque altra persona sospetta.

Parigi ha paura, è stranamente silenziosa. Una calma innaturale, rotta dalle sirene della polizia. Ma sono diventate sottofondo talmente normale in questa giornata, che a sentirle in lontananza non provocano più nemmeno un sussulto.

Cala la luce e di fronte ai luoghi delle stragi si raccoglie chi porta omaggio, o scatta una fotografia. L’istinto di turista e di voyeur hanno la meglio su chi, pur di scattare un’immagine, urta ragazzi che tengono in mano un fiore, o un’altra candela, da abbandonare di fronte alle saracinesche chiuse o ai vetri che portano il segno dei proiettili.

Il buio della sera accentua le candele in Place de la Republique, più piena di questo pomeriggio, come le strade e i marciapiede. Il silenzio lascia il posto a un rumore ritrovato, ma non è il solito suono di Parigi.

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