Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 12:12
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home

Cosa nascondono i tatuaggi dei criminali russi dell’ex Unione sovietica

Immagine di copertina

Una selezione di fotografie del criminologo Arkady Bronnikov sui tatuaggi dei carcerati delle prigioni dell'Urss

In prigione i tatuaggi spesso hanno un significato più profondo di quello che comunicano a prima vista e che hanno in altri contesti.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Possono diventare una parte significativa dell’uniforme di un prigioniero, non soltanto per rappresentare il crimine commesso, ma anche e soprattutto per comunicare con altri detenuti.

Una tradizione che parte da lontano e che prevede che ogni tatuaggio abbia un significato ben preciso, legato alla storia della persona che decide di farlo.

Sono semplici, grezzi e spesso mal eseguiti.

Se ti piace questa notizia, segui TPI Pop direttamente su Facebook

I soggetti si dividono fra immagini sacre, corone, animali, caricature di leader politici, emblemi di nazionalismo e antisemitismo, raffigurazioni femminili (dal ritratto poetico alla più cruda ed esplicita pornografia), insegne militari, simboli geometrici, teschi.

Inizialmente il codice dei tatuaggi serviva per distinguere i veterani delle galere dai novellini, per poterli indirizzare in celle differenti: i più vecchi finivano in celle più calde, i nuovi finivano in celle sovrappopolate e umide.

Un tempo infatti si credeva che ci fosse analogia fra partito comunista e criminalità organizzata. Capitava quindi che i criminali di gruppi organizzati ricevessero pene meno severe dei detenuti comuni.

Era pratica comune per i membri del partito, tatuarsi le teste dei due capi supremi sul cuore, perché si credeva che le guardie non avrebbero avuto il coraggio di sparare in faccia a Lenin o Stalin.

I disegni sulla pelle diventarono poi una sorta di racconto, che soltanto i criminali erano in grado di capire e leggere.

Chi falsificava i propri tatuaggi veniva severamente punito. Le dita venivano amputate, la pelle asportata, con coltelli, vetri, carta vetrata. Chi copiava un tatuaggio da un altro detenuto veniva punito con la morte.

Arkady Bronnikov ha voluto raccontarne il significato con una raccolta di fotografie e interviste da metà anni sessanta a metà anni ottanta nelle prigioni dell’ex Unione sovietica, principalmente negli Urali e in Siberia, diventando il più grande esperto di simbologia “criminale” sovietica.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Usa: un giudice del New Mexico ordina a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale infantile
Lotterie / Estrazione Million Day di oggi, 7 agosto 2026: i numeri vincenti di venerdì
Opinioni / La società dell'Io (di G. Gambino)
Ti potrebbe interessare
Esteri / Usa: un giudice del New Mexico ordina a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale infantile
Lotterie / Estrazione Million Day di oggi, 7 agosto 2026: i numeri vincenti di venerdì
Opinioni / La società dell'Io (di G. Gambino)
Cronaca / Single, vedovi, divorziati: nel mondo aumentano le persone che vivono da sole
Cronaca / Una solitudine di massa: perché siamo più liberi ma anche più fragili
Cronaca / Essere madri oggi, in un Paese che non ci vede
Cronaca / Educare i propri figli alla città o alla natura? Due modelli a confronto
Cronaca / Single e felici di esserlo: “Perché abbiamo scelto di restare soli”
Cronaca / Democrazia domestica e social: la rivoluzione dei genitori Millennials
Cultura / La Casa del Dio dai molti nomi