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Yemen, le mine stanno creando generazioni di persone mutilate

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Yemen, Mawza, 13 dicembre 2018 – Un bambino siede vicino a un ordigno disinnescato. Credit: MSF

Migliaia di mine sulle strade e nei campi sono state piazzate per impedire l'avanzata delle truppe sostenute dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi. La denuncia di MSF:

Yemen vittime mine | Nasser ha 14 anni. Lo scorso 7 dicembre è rimasto ferito dall’esplosione di una mina e ha dovuto subire l’amputazione della gamba destra poco sotto il ginocchio.

Al momento dell’esplosione, stava sorvegliando le pecore insieme allo zio e al cugino nei campi di Mafraq Al Mocha, nello Yemen sudoccidentale.

“Non era rimasto nulla da salvare, l’osso era completamente esploso”, racconta Faroukh, fisioterapista che ha in cura Nasser.

Qualche anno fa, Nasser aveva perso il pollice della mano destra, colpito da un proiettile. Per lui, oggi, anche usare le stampelle gli è difficile.

Nel sudovest dello Yemen sono state sparse migliaia di mine sulle strade e nei campi, per impedire l’avanzata delle truppe di terra sostenute dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, che stanno combattendo contro le truppe degli Huthi (qui l’approfondimento sulla guerra dimenticata dello Yemen).

Gli ordigni esplosivi hanno iniziato a mietere le prime vittime: si tratta soprattutto di civili: uccisi, amputati, mutilati a vita.

“Sappiamo che ci sono le mine, ma non sappiamo esattamente dove”, racconta il padre di Nasser, Mohammed, riferendosi ai campi di Mafraq Al Mocha.

yemen vittime mine
Nasser, 14 anni, e suo padre Mohammed Abdou, in Yemen, a Mocha, il 9 dicembre 2018. Credit: MSF

Esistono pochi segnali che indicano la presenza di mine, mentre alcune pietre dipinte di rosso delimitano le zone dove si può camminare in sicurezza.

Ogni giorno c’è il rischio che una nuova trappola esplosiva sia innescata.

All’ospedale chirurgico da campo di MSF a Mocha, a 180 km a sud di Hodeidah nel Governatorato di Taiz, unica struttura nell’area a fornire cure di emergenza, ogni giorno arrivano feriti di guerra.

Tra agosto e dicembre 2018 MSF ha ammesso e trattato più di 150 i pazienti vittime di mine e ordigni esplosivi improvvisati o inesplosi. Un terzo di loro sono bambini, colpiti mentre giocavano nei campi.

Finora le équipe di MSF hanno effettuato oltre 2mila consultazioni al pronto soccorso, oltre a un migliaio di interventi chirurgici.

La maggior parte dei pazienti proviene dalla linea del fronte tra Taiz e Hodeidah. Ad Aden MSF ha aperto un ospedale traumatologico nel 2012, ma non tutti gli yemeniti possono permettersi il costo del viaggio, distante 450 chilometri e sei-otto ore di macchina da Hodeidah.

“Le organizzazioni specializzate per lo sminamento e le autorità devono intensificare i loro sforzi nella regione al fine di ridurre il numero delle vittime”, afferma Claire Ha-Duong, capomissione di MSF in Yemen.

Secondo il Centro di azione sulle mine dello Yemen, 300mila mine sono state disinnescate dall’esercito yemenita tra il 2016 e il 2018. Gestito quasi esclusivamente dai militari, lo sminamento si concentra però su strade e infrastrutture strategiche, con scarsa attenzione alle aree civili.

“Le mine stanno creando generazioni di persone mutilate e avranno un impatto di lungo periodo sulla vita dei singoli e sull’intera società, perché i sopravvissuti saranno persone potenzialmente più dipendenti dagli altri e più isolate socialmente”, è l’allarme MSF.

“Le persone qui vengono punite due volte: da un lato i bambini saltano sulle mine, dall’altro è impossibile coltivare i campi, e le famiglie vengono private della loro unica fonte di reddito”, dichiara HaDuong di MSF.

Qui sotto il video di denuncia di MSF:

Leggi anche il diario di Laura Silvia Battaglia dallo Yemen per TPI.it:

Prima puntata: LUNGO LA VIA DELLA SETA

Seconda puntata: LA NOTTE DI SANAA

Terza puntata: DENTRO GLI OSPEDALI, TRA GLI EROI DI TUTTI I GIORNI

Quarta puntata: ECCO COME SI MUORE DI FAME

Quinta puntata: NEL NORD COLPITO DAI BOMBARDAMENTI

Sesta puntata: IL RITORNO E L’ARRESTO

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