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Un salafita in un caffè del Cairo

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All'inizio erano pochi i salafiti che in Egitto si opponevano a Morsi. Ora sono migliaia. E si battono per la libertà d'espressione

Un salafita in un caffè del Cairo

Barbe lunghe, facce sorridenti, credo salafita, mente aperta. All’inizio era un gruppo di amici che aveva deciso di sfidare gli stereotipi negativi sul movimento islamista, scendendo in piazza nei giorni della rivoluzione. “Durante le proteste contro Mubarak”, mi racconta Lamiaa Ebrahim, uno degli amministratori del movimento, “molti manifestanti erano stupiti di vedere alcuni salafiti in piazza, nonostante i loro leader religiosi avessero chiesto di non partecipare alle manifestazioni”. Ora Salafyo Costa è una delle associazioni più popolari e numerose in Egitto.

Il nome del gruppo è stato deciso nei giorni successivi, quando i giovani salafiti che avevano partecipato alla rivoluzione si erano ritrovati in uno dei bar della catena internazionale Costa Cafè. Ciò ha sorpreso molti clienti, poiché la quasi totalità degli islamisti preferisce non frequentare questi luoghi di ritrovo per giovani cosmopoliti e benestanti, avendo poca simpatia per le ragazze e i ragazzi che, pur non essendo né parenti né marito e moglie, siedono allo stesso tavolo. Così qualcuno si è avvicinato a questi strani salafiti e ha iniziato a fare loro alcune domande per conoscerli meglio.

Da quel momento Salafyo Costa è cresciuto molto e oggi conta migliaia di aderenti. Questa associazione gestisce diversi forum su internet, coordina centinaia di gruppi di discussione e promuove molteplici attività caritatevoli per gli egiziani più bisognosi.

“L’organizzazione delle attività è gestita da 8-9 coordinatori nazionali”, spiega Lamiaa Ebrahim. “C’è un ragazzo cristiano, qualche liberale, diverse donne e, ovviamente, alcuni salafiti”. Uno dei volti più popolari del gruppo è Mohamad Tolba, un giovane salafita che spesso ha criticato il presidente Morsi, schierandosi con la protesta anche dopo la vittoria del candidato dei Fratelli Musulmani. Salafyo Costa ha chiesto spesso al leader egiziano di promuovere il dialogo tra i diversi gruppi.

Il fatto che questa associazione sia nata da un’idea di alcuni amici che rifiutavano lo stereotipo del salafita chiuso e conservatore, ha permesso anche ai giovani egiziani che appartengono ad altre comunità di raccontarsi apertamente nel gruppo, senza essere etichettati. “In Egitto la gente ragiona per categorie”, afferma Mohamad, un ragazzo che partecipa ai gruppi di discussione, “invece molti giovani vogliono esprimersi per quello che sono, senza essere sempre considerati i portavoce della loro comunità”.

Salafyo Costa ha prodotto due cortometraggi per spiegare questa idea di tolleranza. Il primo è intitolato ‘Dov’è il mio orecchio’, e si riferisce ironicamente a una notizia apparsa qualche tempo fa che raccontava di un salafita che aveva tagliato un orecchio a un cristiano, al termine di una discussione. “L’idea è di invitare le persone a non dimenticarsi della loro capacità di ascoltare” – racconta Lamiaa Ebrahim – “ci piace farlo con l’ironia perché è il modo migliore per parlare agli egiziani”.

I membri di questo gruppo ritengono che la loro attività politica sia anche un modo per rispettare i dettami della religione”. I media internazionali usano il termine ‘salafita’ soltanto come sinonimo di jihadista” dice Marwa, che partecipa agli incontri del gruppo, “ma il movimento salafita è molto più complesso” e alcuni attribuiscono a questa parola una connotazione etica più che un significato politico. Molti di quelli che fanno parte di Salafyo Costa condividono perciò una morale rigorosa, ma spesso hanno anche una visione politica lontana dall’islamismo.

“C’è una storia negli Hadith, i detti del profeta, che rispecchia la nostra idea di impegno”, spiega Lamia Ebrahim. “C’erano due fratelli: uno andava sempre a pregare e l’altro lavorava duramente per comprare il cibo necessario alla famiglia. Quando il Profeta seppe di loro, disse che il secondo fratello era migliore del primo, poiché lavorava per gli altri e offriva un buon esempio alla comunità”.

L’idea di questa associazione è proprio quella di impegnarsi per il miglioramento dell’Egitto e offrire così un modello a tutti gli egiziani. Marwa riassume così questo concetto: “Salafyo Costa non è altro che ciò che l’Egitto dovrebbe essere: un Paese abitato da persone oneste e caritatevoli, aperte al dialogo e curiose di conoscere le ragioni degli altri”.

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