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Home » Esteri

Dagli Epstein Files ai conflitti d’interesse: cosa cambia per Trump dopo la conquista del Congresso da parte dei democratici

Immagine di copertina
Credit: AGF

I democratici conquistano il Congresso: ecco cosa cambia per il presidente statunitense

Dopo la vittoria alle elezioni di Midterm, i democratici conquistano la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato. Dal gennaio 2027, Donald Trump dovrà confrontarsi con un Congresso controllato dall’opposizione, che potrà ostacolare la sua agenda politica 
e avviare indagini sulla sua amministrazione. Con il controllo delle commissioni parlamentari, i democratici potranno convocare funzionari e dirigenti, organizzare audizioni pubbliche e richiedere documenti. Attraverso i “subpoena”, potranno inoltre imporre legalmente la consegna di documenti o la comparizione di testimoni, anche sotto giuramento. L’amministrazione potrà però contestare queste richieste, anche davanti ai tribunali.

Uno dei primi dossier potrebbe riguardare Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019. Robert Garcia, esponente democratico destinato alla guida della commissione Oversight della Camera, ha annunciato l’intenzione di approfondire la gestione del caso da parte del Dipartimento di Giustizia. I democratici potrebbero chiedere
la pubblicazione di ulteriori documenti, convocare funzionari dell’amministrazione e organizzare audizioni pubbliche per chiarire quali informazioni siano state trattenute e perché.

Un altro fronte riguarderà i possibili conflitti d’interesse del presidente e dei suoi familiari. I democratici intendono esaminare i rapporti economici con governi stranieri, gli investimenti nelle criptovalute, gli affari di Jared Kushner e i possibili vantaggi ottenuti da società vicine alla famiglia Trump. Sotto osservazione potrebbero finire anche le donazioni delle aziende per la nuova sala da ballo della Casa Bianca e l’assegnazione di contratti pubblici. L’obiettivo dichiarato sarà verificare se interessi privati abbiano influenzato decisioni pubbliche.

La nuova maggioranza democratica potrebbe accendere i riflettori anche su Elon Musk, già protagonista della seconda amministrazione Trump attraverso il Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE). Al centro delle possibili indagini potrebbero finire i rapporti tra le aziende del miliardario e il governo federale, a cominciare dai contratti pubblici ottenuti da SpaceX, e gli eventuali conflitti d’interesse legati al suo ruolo nell’amministrazione. Le commissioni parlamentari potrebbero inoltre chiedere chiarimenti sull’accesso ai dati governativi da parte del DOGE, sui tagli alla pubblica amministrazione e sull’influenza esercitata da Musk sulle decisioni politiche. Nel mirino finirebbero così non soltanto i rapporti economici del miliardario con il governo federale, ma anche il ruolo e i poteri che gli erano stati 
attribuiti all’interno dell’amministrazione Trump.

Le indagini potrebbero estendersi anche alle politiche dell’amministrazione. Tra le priorità indicate dai democratici figurano le operazioni dell’ICE, l’uso della forza da parte degli agenti federali e le morti di Renee Good e Alex Pretti a Minneapolis. Sul fronte internazionale, le commissioni potrebbero esaminare la decisione di attaccare l’Iran senza una preventiva autorizzazione del Congresso, i costi del conflitto e la gestione del Pentagono. Anche la guerra in Ucraina potrebbe diventare terreno di scontro: i democratici potrebbero cercare di condizionare le scelte di Trump attraverso lo stanziamento di nuovi aiuti a Kiev e il controllo dei finanziamenti, chiedendo chiarimenti anche sui negoziati con Mosca.

 

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Il controllo della Camera consentirebbe ai democratici di avviare una nuova procedura di impeachment contro Trump, già messo sotto accusa due volte durante il primo mandato.
Per approvare gli articoli d’impeachment sarebbe sufficiente la maggioranza semplice della Camera. Ma per condannare e rimuovere il presidente servirebbe il voto favorevole di due terzi dei senatori presenti. Una soglia molto più elevata, che richiederebbe anche il sostegno di una parte dei repubblicani. Per il momento, i vertici democratici non hanno annunciato una decisione definitiva.

Conquistare il Congresso, però, non significa poter governare al posto di Trump. Il presidente conserverà il potere di veto sulle leggi, superabile soltanto con una maggioranza di due terzi in entrambe le Camere. Al Senato, inoltre, molte proposte legislative richiederanno 60 voti per superare l’ostruzionismo. I democratici dovranno anche decidere quanto spazio dedicare
alle inchieste e quanto alle questioni economiche, a cominciare dal costo della vita, tra le principali preoccupazioni degli elettori. La sfida sarà trasformare la vittoria elettorale 
in un effettivo potere di controllo sull’amministrazione Trump.

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