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Trump vuole mettere fine allo Ius soli: “Un diritto ridicolo, lo abolirò”

Immagine di copertina
Donald Trump Credit: AFP

Il diritto di cittadinanza alla nascita è sancito dal quattordicesimo emendamento della Costituzione americana

Trump vuole mettere fine allo Ius soli: “Un diritto ridicolo, lo abolirò”

Trump vuole abolire lo Ius soli. L’amministrazione Usa “sta valutando molto seriamente” la possibilità di “mettere fine alla cittadinanza come diritto di nascita”, ha detto il presidente Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca.

Diritto costituzionale

Negli Stati Uniti è attualmente in vigore il cosiddetto ius soli, il diritto di suolo, che prevede che chiunque nasca nel Paese è automaticamente cittadino statunitense. Il principio è noto anche come “birthright citizenship”, cittadinanza come diritto di nascita, ed è sancito dal Quattordicesimo emendamento della Costituzione, introdotto nel 1868.

Ma il potere di cambiare la Costituzione i padri fondatori l’hanno dato a due soggetti soltanto: il Congresso, e i parlamenti statali. Ci sono solo pochissimi modi per cambiare la Costituzione degli Stati Uniti, ma ne è sempre stato utilizzato uno solo: il primo passo è l’approvazione dell’emendamento – con maggioranza qualificata dei 2/3 dell’assemblea – da parte di entrambi i rami del Congresso (e al momento la Camera è a maggioranza Democratica).

Poi il testo passa ai parlamenti statali, che hanno un tot di tempo (stabilito dal Congresso medesimo: la prassi è 7 anni) per approvarlo a loro volta. Se i 3/4 degli stati acconsentono, è fatta.

Altrimenti, la Costituzione resta identica a come l’hanno prevista i padri fondatori. Il potere di veto presidenziale non si applica alle leggi costituzionali, né all’atto della presentazione degli emendamenti né a quello della ratifica.

La battaglia di Trump contro i migranti

Questa ultima dichiarazione si inserisce nella battaglia dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione irregolare: il Servizio Usa per la protezione dei Confini ‘Customs and Border Protection’ (CBP) ha annunciato che il governo Usa non vaccinerà per l’influenza le famiglie di profughi detenute al confine con il Messico. La decisione, comunicata a poche settimane da quello che viene stimato l’inizio della stagione influenzale, ossia settembre-ottobre, sta allarmando gli esperti.

La Cbs News cita un portavoce del CBP che ha dichiarato: “Solitamente la detenzione è di breve termine e di fronte alle complessità dei programmi di vaccinazione e alle settimane necessarie perché funzioni, è stabilito che non verranno appunto somministrati i vaccini”.

Poche settimane fa però medici di Harvard e della John Hopkins avevano chiesto al Congresso di avviare indagini sullo stato di salute dei migranti e dei loro figli nei centri di confine.  Con la nuova stretta sui tempi di detenzione “indefiniti” appena annunciata da Trump, la preoccupazione sale.

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