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Home » Esteri

Tregua in Iran, le compagnie aeree: “Mesi per normalizzare forniture, inevitabile l’aumento dei prezzi”

Immagine di copertina
Credit: AGF

La riapertura dello Stretto di Hormuz non risolve nell'immediato la crisi del carburante

Dopo la tregua di due settimane tra Usa e Iran e la riapertura almeno momentanea dello Stretto di Hormuz, ha risolto solo apparentemente la crisi dei carburanti che mettono a rischio centinaia di voli. Il direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata), Willie Walsh, ha infatti spiegato che ci vorranno comunque mesi prima che la situazione torni alla normalità. “Ci vorranno comunque mesi per tornare ai livelli di fornitura necessari, viste le interruzioni alla capacità di raffinazione in Medio Oriente. Non credo che accadrà in poche settimane” ha dichiarato Walsh ai giornalisti.

Secondo Walsh l’aumento dei prezzi dei biglietti è “inevitabile”: “Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva in alcune parti del mondo”. Diverso, invece, il discorso riguardante il traffico di quelle compagnie aeree che sono state dirottate fuori dalla regione. “Credo che gli hub del Golfo si riprenderanno, e molto rapidamente” ha aggiunto il direttore della Iata. Nel frattempo, Massimiliano Dona, presidente Unc, all’Adnkronos spiega perché un viaggiatore dovrebbe essere rimborsato in caso di cancellazione del volo anche senza aver sottoscritto un’assicurazione: “La guerra rientrerebbe in quelle ‘cause eccezionali’ che permettono alle compagnie di non pagare la compensazione pecuniaria ai clienti che si vedono cancellare il proprio volo, anche se la questione è dibattuta. Attenzione, però, questo non significa che non siamo tutelati. La normativa europea ci garantisce sempre il rimborso del biglietto in caso di cancellazione da parte della compagnia. Tutti i voli in partenza da un aeroporto dell’Unione Europea sono protetti dalla normativa europea, così come i voli di compagnie comunitarie che atterrano in Europa”.

“A tutelare i passeggeri – ricorda Donà – c’è il Regolamento 261/2004 che non protegge però chi viaggia gratuitamente o ad una tariffa ridotta non accessibile al pubblico (ad esempio i dipendenti delle compagnie aeree, delle agenzie di viaggio o dei tour operator) o il passeggero a cui viene negato l’imbarco per motivi di salute, di sicurezza o in caso di documenti di viaggio non validi. Se la compagnia cancella il nostro volo possiamo scegliere tra: rimborso del prezzo del biglietto oppure imbarco su un volo alternativo, il prima possibile o in una data successiva più conveniente per il passeggero. In ogni caso il passeggero ha diritto all’assistenza, pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa e la possibilità di effettuare due chiamate telefoniche o messaggi, oltre alla sistemazione in albergo e al trasferimento da e per l’aeroporto se il primo volo disponibile è il giorno successivo”.

Il presidente Unc spiega ancora: “In alcuni casi se la compagnia non ci avvisa almeno 2 settimane prima dalla partenza si ha il diritto anche alla compensazione pecuniaria, cioè ad un risarcimento del danno in base alla tratta: 250 euro per le tratte pari o inferiori a 1.500 chilometri; 400 euro per le tratte intracomunitarie superiori a 1.500 chilometri e per tutte le altre comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri; 600 euro per tutte le altre tratte. A differenza delle normali cancellazioni, in questo caso potrebbe non essere previsto il risarcimento poiché la guerra rappresenta una ‘circostanza eccezionale’, un evento su cui la compagnia non ha alcun controllo, salvo che non emergano informazioni diverse”. Donà, quindi, conclude: “In questi giorni in molti hanno consigliato ai consumatori di aggiungere un’assicurazione, per proteggersi in caso di cancellazione del volo dovuta alla crisi del carburante. Che succede se il nostro volo viene cancellato e noi non siamo assicurati? Assolutamente nulla, visto che la normativa europea ci tutela già”.

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