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Home » Esteri

La bambina rapita in Sudafrica ritrovata dalla sorella 17 anni dopo

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Una donna sudafricana di cinquant'anni è stata giudicata colpevole di aver rapito la bambina di tre giorni, nel 1997, nell’ospedale Groote Schuur di Città del Capo

Una donna sudafricana di cinquant’anni è stata giudicata colpevole di aver rapito una bambina di tre giorni, nel 1997, nell’ospedale Groote Schuur di Città del Capo, lo stesso in cui venne effettuato il primo trapianto di cuore al mondo nel 1967.

La ragazza rapita, adesso diciannovenne, è stata riconosciuta ormai due anni fa a scuola dalla sorella minore e da lì è stato possibile ricostruire tutta la vicenda, che si è conclusa con un lieto fine.

Nella sua testimonianza, la cinquantenne aveva raccontato di aver legalmente adottato la bambina dopo che la sua gravidanza si era conclusa con un aborto spontaneo.

Ha inoltre dichiarato che la neonata le era stata consegnata in una stazione ferroviaria da una donna di nome Sylvia, che non è mai stata rintracciata. Ha anche detto di aver firmato documenti per l’adozione, ma che sono andati persi.

Il giudice John Hlophe, durante la pronuncia della sentenza, ha descritto il racconto della donna come una favola, che la corte “ha respinto con il disprezzo che meritava”. 

Zephany, il nome della bambina rapita, è cresciuta con un’altra identità a pochi chilometri di distanza dalla sua famiglia naturale.

I genitori naturali non si sono mai rassegnati alla perdita della figlia, tanto da festeggiarne tutti i compleanni. 

Per uno strano caso del destino Cassidy Nurse, la sorella minore, aveva incontrato Zephany a scuola e, notando molte somiglianze, aveva avvisato i genitori, Celeste e Morné Nurse.

I due hanno quindi deciso di chiamare la polizia dopo un mese in cui hanno cercato di raccogliere più prove possibili. 

“Morné ha visto per la prima volta la figlia in un McDonald. Zephany e Cassidy stavano mangiando un hamburger insieme quando il padre è entrato. Era emozionato, ma ha dovuto trattenersi, per non dire nulla e continuare a indagare”, ha raccontato la zia delle ragazze.

Il test del DNA alla fine ha confermato la parentela tra le due ragazze.

Zephany si trova adesso sotto la custodia degli assistenti sociali. La ragazza si è però lamentata di come i media hanno affrontato la notizia: “Non vi viene in mente che quella è mia madre?”, ha detto la ragazza, che ha continuato a vivere con l’uomo che le ha fatto da padre per 17 anni.

La sentenza definitiva è prevista per il 30 maggio e la donna rischia un minimo di 5 anni di prigione.  

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