“Il mondo è impreparato a una nuova pandemia”: l’allarme della rivista “The Lancet”
A 7 anni dal Covid "il mondo non è riuscito a farsi trovare pronto per la prossima pandemia"
Il mondo è impreparato a una nuova pandemia: a lanciare l’allarme è un rapporto della Commissione Prime della National University of Singapore e della rivista The Lancet. “La tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata da Covid-19 sta svanendo dalla memoria collettiva – scrivono gli esperti – La pandemia ha generato una crisi sanitaria globale che ha causato oltre 7 milioni di morti accertati, una stima di 28 milioni di decessi in eccesso e profonde ripercussioni sanitarie, economiche e sociali. Ha messo a nudo gravi lacune nella preparazione alle pandemie e debolezze nei sistemi sociali e sanitari”. Tuttiavia, a sette anni dalle prime infezioni causate dal nuovo Coronavirus in Cina, “il mondo non è riuscito a farsi trovare pronto per la prossima pandemia nonostante il rischio di pandemie sia in aumento”.
Il report, pubblicato lo scorso 21 settembre, è stato redatto dalla Commissione Nus-Lancet Prime. Secondo il rapporto “il mondo deve superare l’approccio tradizionale alla preparazione tecnica (esercitazioni di simulazione, potenziamento della sorveglianza e dei laboratori, stoccaggio di dispositivi di protezione individuale, sviluppo e produzione di vaccini), per puntare a un obiettivo più ampio di ‘prontezza’ (readiness) che includa la pianificazione di protezione sociale, finanziamenti, requisiti normativi, istruzione, politiche del lavoro, sistemi alimentari e governance ambientale”. E ancora: “In secondo luogo, la cooperazione tra governi è fondamentale per salvare milioni di vite. Modellando un’ipotetica nuova pandemia di influenza A, i membri della commissione hanno analizzato come le dinamiche di potere e gli interessi nazionali influenzino la risposta e il tasso di mortalità. Hanno rilevato che un approccio equo alla distribuzione dei vaccini, basato sulle esigenze di salute pubblica, potrebbe ridurre la mortalità globale del 64%, portandola a 21,2 milioni di decessi: ciò equivale a 37,3 milioni di vite salvate”.
Infine, “l’attenzione deve concentrarsi sul rafforzamento dei sistemi vulnerabili, non sulle ‘persone vulnerabili’. Sono le politiche e le azioni inique di istituzioni, leggi, mercati e sistemi di governance a limitare le capacità delle persone. La fiducia si costruisce nel tempo. Non solo attraverso la comunicazione, ma anche grazie alla legittimità delle istituzioni, a una leadership efficace e all’affidabilità dei servizi. Questi principi costituiscono la base di un approccio migliorato ed equo alle pandemie e alla salute”.