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Home » Esteri

Messico, sindaco ucciso in strada da sicari durante la festa per il suo insediamento

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Era entrato in carica da meno di due ore. Erano appena finiti i festeggiamenti quando il neo sindaco di Tlaxiaco, nello Stato messicano di Oaxaca, è stato ucciso da un gruppo di sicari.

Alejandro Aparicio era stato eletto tra le fila del Movimento di rigenerazione nazionale (Morena) del presidente Andrea Manuel Lopez Obrador, vincitore delle elezioni di luglio in carica da meno di un mese.

Dopo i festeggiamenti per il suo insediamento, intorno a mezzogiorno di martedì 1 gennaio, il neo sindaco aveva iniziato un tour per la cittadina a 160 km dalla capitale Oaxaca. Stava camminando insieme al suo staff e ad alcuni collaboratori del comune quando è stato raggiunto da un gruppo di persone armate che hanno aperto il fuoco.

Nell’attacco sono rimasti feriti quatto dipendenti comunali (uno è in gravi condizioni) che stavano accompagnando il primo cittadino nella sua prima uscita ufficiale: un tour delle zone più povere della cittadina.

Per il sindaco, invece, non c’è stato niente da fare. Alejandro Aparicio è morto a neanche due ore dal suo insediamento.

Il presidente Obrador ha parlato di “attacco vigliacco” contro i “governanti eletti dai cittadini”. Ma ha avvertito: “Non ci fermeranno”.

Aparicio è il secondo sindaco ucciso da quando è iniziata, ufficialmente un mese fa, l’era di López Obrador. Il 16 dicembre, Olga Kobel, sindaco del comune di Juarez (Coahuila, a nord del paese), è stata trovata morta con segni di violenza dopo essere sparita per sei giorni. 

La Procura della Repubblica ha arrestato tre persone sospettate dell’omicidio, tra cui un appaltatore del governo municipale che aveva avuto una relazione con Kobel.

La stampa locale non ha dubbi: l’omicidio di Alejandro Aparicio è un “chiaro segnale politico”, un vero e proprio “avvertimento”, una “rappresaglia” al partito di Obrador, che in campagna elettorale ha preso l’impegno di dar vita a una vera e propria guerra contro i gruppi criminali che tengono in “ostaggio” il Paese.

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