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Home » Esteri

Perché Kim minaccia di far saltare l’incontro con Trump

Immagine di copertina
Kim Jong-un, leader supremo della Corea del Nord. Credit: Afp

Corea del Nord contrariata dalle affermazioni americane sulla denuclearizzazione unilaterale della penisola e dalle esercitazioni militari congiunte tra il Sud e gli Usa

La Corea del Nord minaccia di far saltare l’incontro tra il leader supremo Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in programma per il 12 giugno 2018 a Singapore.

Il regime di Pyongyang non ha gradito le recenti affermazioni arrivate da Washington sulla denuclearizzazione unilaterale della penisola né le esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Usa.

La notizia arriva a poche ore dall’annuncio del Nord sull’imminente avvio della smantellazione del sito per i test nucleari e segna un brusco stop nel processo di distensione con il Sud e gli Stati Uniti.

La Corea del Nord non è interessata ai colloqui se questi “serviranno solo a metterci all’angolo e costringerci ad abbandonare le armi nucleari”, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri nordcoreano, Kim Kye-gwan, in una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kcna.

“Sarà inevitabile riconsiderare se rispondere all’imminente summit con gli Stati Uniti”, ha aggiunto il vice ministro.

Nel mirino del regime ci sono le parole del consigliere per la Sicurezza di Trump, John Bolton, e di altri funzionari Usa, secondo cui la Corea del Nord dovrebbe seguire il “modello libico” per il disarmo nucleare e provvedere a un “completo, verificabile e irreversibile smantellamento” del proprio arsenale.

La morte dell’ex leader libico, Muammar Gheddafi, è stata spesso usata dal Nord come giustificazione per il mantenimento del proprio programma di sviluppo di armi nucleari.

Poco prima che il vice ministro degli Esteri facesse queste dichiarazioni, Kim Jong-un aveva annullato i colloqui originariamente in programma per oggi, mercoledì 17 maggio 2018, tra i delegati del Nord e del Sud.

Pyongyang ha deciso di cancellare il summit in risposta alle esercitazioni militari  tra Corea del Sud e Stati Uniti, come spiegato sempre dall’agenzia Kcna.

“C’è un limite nel mostrare buona volontà e nell’offrire opportunità”, si legge in una nota ufficiale, in cui gli Usa vengono definiti “aggressori imperialisti”.

Il regime sottolinea come la dichiarazione di Panmunjom, con cui le due Coree si sono impegnate per la pace e la completa denuclearizzazione, “non può essere messa in atto da sforzi unilaterali di una sola parte”.

“Gli Stati Uniti dovranno riflettere sul destino del summit con la Repubblica Democratica Popolare di Corea”, conclude la nota.

In risposta a questo comunicato, la Corea del Sud ha confermato attraverso il suo Ministero della Difesa, l’intenzione di proseguire gli esercizi militari congiunti “come pianificato”.

“Riguardo a questo aspetto, non ci sono differenze tra il Sud e gli Stati Uniti”, ha sottolineato il governo di Seul.

Gli esercizi, ha spiegato il Ministero in un messaggio inviato ai giornalisti, “sono progettati per aumentare le capacità dei piloti e non per mettere in atto piani operativi o manovre d’attacco”.

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha confermato ai suoi interlocutori della Corea del Nord l’intenzione Usa di continuare a preparare il summit tra Kim e Trump.

Il vertice è volto alla distensione dei rapporti diplomatici e alla risoluzione della crisi nucleare nordcoreana.

Negli ultimi mesi del 2017 la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti era salita vertiginosamente, fino ad arrivare a minacce da entrambe le parti di attaccare il territorio nemico, anche mettendo mano all’arsenale nucleare a disposizione dei due paesi.

Il presidente Trump nelle scorse settimane ha confermato più volte l’incontro con Kim, aggiungendo però che le sanzioni imposte alla Corea del Nord rimarranno in vigore fino al completamento del processo di denuclearizzazione.

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