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Israele, ministra della Giustizia: “Pena di morte per il palestinese che ha ucciso la figlia di un rabbino”

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Ori Ansbacher

In Israele la pena di morte può essere decisa solo dai tribunali militari, ma finora non è mai stata applicata

Un palestinese è accusato di aver accoltellato e ucciso Ori Ansbacher, 19 anni, figlia di un noto rabbino in un bosco vicino a Gerusalemme.

L’omicidio ha inasprito i rapporti tra ebrei e palestinesi soprattutto dopo che la ministra della Giustizia Ayelet Shaked ha chiesto che al giovane venga comminata la pena di morte.

Secondo la Guardasigilli, esponente del partito di centrodestra Likud, Arafat Irfaya avrebbe ucciso la ragazza perché ebrea. “Una volta sotto processo in un tribunale militare la pubblica accusa dovrebbe chiedere per lui la pena di morte. Non dobbiamo nasconderci la verità: ha ucciso Ori in quanto ragazza ebrea”.

In Israele la pena di morte può essere decisa solo dai tribunali militari, ma finora non è mai stata applicata.

Arafat Irfaya è stato arrestato dalla polizia israeliana venerdì 8 febbraio mentre si trovava a Ramallah, in Cisgiordania: al fermo hanno preso parte anche gli uomini dello Shin Bet, i servizi segreti di Israele.

Se davvero il giovane dovesse essere condannato per terrorismo, la pena prevede anche la demolizione della casa in cui lui e la sua famiglia risiedono. Lo Stato ebraico infatti riserva una particolare punizione per chi si macchia a suo parere di questo crimine.

Lo Shin Bet ha già definito l’omicidio un atto terroristico e si attende adesso il giudizio della Corte militare. Informazioni più dettagliate circa la vicenda non sono state ancora rese note “per motivi di sicurezza”.

Le elezioni in Israele

Il 9 aprile 2019 si svolgono in Israele le elezioni anticipate, indette dall’attuale premier Benjamin Netanyahu dopo una lunga crisi di governo culminata nelle dimissioni del ministro della Difesa Lieberman.

Il premier è stato costretto a cedere alle pressioni dei membri del suo stesso partito, il Likud, e a indire nuove elezioni per la primavera.

Da quel momento i toni del dibattito si sono fatti sempre più aspri, come dimostrano anche le parole della ministra della Giustizia in riferimento all’omicidio della giovane Ori Ansbacher.

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