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Altro che tregua: l’Iran sequestra due navi nello Stretto di Hormuz e ne attacca una terza. Gli Usa mantengono il blocco navale

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Esercitazioni militari iraniane nel 2022 nello Stretto di Hormuz. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

La MSC Francesca e l’Epaminondas sono state fermate dai Pasdaran, che hanno centrato un terzo mercantile. Intanto Washington mantiene il blocco navale, che Teheran chiede di revocare per tornare al tavolo dei negoziati

Le Guardie della Rivoluzione islamica in Iran hanno annunciato oggi il sequestro di due navi mercantili nello Stretto di Hormuz e l’attacco a una terza nella più grave escalation dal prolungamento della tregua con gli Stati Uniti, in vigore dall’8 aprile, annunciato ieri dal presidente Donald Trump. Le imbarcazioni coinvolte sono la MSC Francesca, battente bandiera panamense, e l’Epaminondas, di bandiera greca, che sarebbero state entrambe trasferite sulla costa iraniana, mentre una terza, l’Euphoria, sempre battente bandiera panamense, sarebbe stata colpita in un altro attacco.
Incidenti che illustrano bene la fragilità del cessate il fuoco in corso tra Iran e Stati Uniti, che hanno trasformato lo Stretto di Hormuz nel punto focale non solo della guerra scatenata il 28 febbraio scorso da Washington e Israele contro la Repubblica islamica ma anche nel centro di una potenziale crisi economica mondiale. Questa via d’acqua, da cui prima del conflitto passava circa un quinto del greggio e del gas naturale liquefatto commerciati a livello globale, risulta infatti bloccata. L’Iran, secondo il presidente Donald Trump, sta “collassando finanziariamente” a causa del blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Teheran invece sostiene, da una parte, che l’azione della Marina statunitense non ha alcun impatto sulla capacità della Repubblica islamica di fornire beni di prima necessità alla popolazione e, dall’altra, chiede di revocare il blocco come precondizione per riprendere i negoziati con la Casa bianca.

Gli attacchi iraniani
I Pasdaran, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, hanno giustificato le azioni odierne con presunte “violazioni” da parte delle navi che, secondo Teheran, operavano nello Stretto senza le autorizzazioni necessarie e dopo aver manomesso i sistemi di navigazione, mettendo a rischio la sicurezza del transito nell’area. In un comunicato ufficiale, diramato su Telegram e citato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, le Guardie della Rivoluzione hanno avvertito che “turbare l’ordine e la sicurezza nello Stretto di Hormuz è considerata una linea rossa per l’Iran”. Ma la ricostruzione offerta dall’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto racconta una dinamica diversa.
La portacontainer Epaminondas, secondo il comandante della nave citato dall’agenzia britannica, è stata avvicinata, al largo delle coste dell’Oman, da una motovedetta della Marina dei Pasdaran che avrebbe aperto il fuoco senza alcun preavviso, provocando gravi danni al ponte di comando. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim invece, la nave avrebbe ignorato gli avvertimenti lanciati via radio dalle Guardie della Rivoluzione islamica.
Anche la MSC Francesca è stata presa di mira oggi mentre si trovava a circa sei miglia nautiche dalla costa dell’Iran e faceva rotta verso sud. Secondo l’Ukmto, l’imbarcazione ha riportato danni allo scafo e agli alloggi dell’equipaggio prima di ricevere l’ordine di gettare l’ancora. Nelle stesse ore, poi, è stato segnalato un ulteriore incidente: una nave mercantile in partenza da un porto iraniano, a otto miglia nautiche dalla costa, ha riferito di essere stata attaccata ed rimasta immobilizzata in mare. In tutti e tre i casi l’equipaggio è sano e salvo.
In totale, dal 28 febbraio scorso ad oggi, almeno 22 navi sono state attaccate mentre operavano nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman, per lo più da raid lanciati dall’Iran.

Il blocco navale Usa
Continua intanto il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nell’area. Almeno 28 navi, secondo il Comando centrale delle forze armate statunitensi, hanno dovuto invertire la propria rotta o rientrare in porto dall’entrata in vigore delle restrizioni alla navigazione, annunciate il 13 aprile scorso da Trump. Nelle ultime ore, inoltre, le forze statunitensi hanno abbordato nell’Oceano Indiano la petroliera Tifani, dopo aver già fermato nel fine settimana la portacontainer Touska, battente bandiera iraniana.
Eppure, secondo i dati raccolti dal portale Lloyd’s List Intelligence, almeno 26 navi della flotta ombra iraniana sono entrate o uscite dal Golfo dell’Oman dall’inizio del blocco, comprese 11 petroliere a pieno carico che hanno lasciato l’area tra il 13 e il 19 aprile, mentre altre cinque imbarcazioni hanno dovuto invertire la rotta dopo aver tentato invano di attraversare la linea di controllo imposta in mare dagli Stati Uniti, che va dal confine tra Iran e Pakistan fino alla località di Ras al Hadd, in Oman. Tuttavia, un anonimo funzionario del dipartimento della Difesa di Washington ha precisato a Lloyd’s List che gli Usa misurano l’efficacia del blocco non sul numero dei singoli transiti ma sul suo impatto complessivo sull’economia iraniana.
L’embargo però non colpisce soltanto Teheran. Almeno 16 navi non affiliate all’Iran, secondo la testata britannica, sono rimaste bloccate e non hanno potuto attraversare lo Stretto di Hormuz a causa delle restrizioni imposte dagli Usa e delle minacce lanciate dai Pasdaran. Tanto che, per ridurre i costi, gli armatori di alcune navi intrappolate nel Golfo starebbero persino rinunciando alla copertura assicurativa contro i rischi bellici, “auto-assicurandosi” contro eventuali fuoriuscite di petrolio.

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