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Di Battista
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Firmata una tregua in Myanmar

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Il governo birmano ha trovato un accordo di pace con otto dei quindici gruppi separatisti attivi nel Paese

In un incontro nella capitale Naypyidaw, giovedì 15 ottobre il presidente del Myanmar Thein Sein ha firmato un accordo di tregua fra il governo e otto gruppi armati di ribelli separatisti. L’accordo, tuttavia, non prevede il disarmo dei gruppi.

In Myanmar sono attivi altri sette gruppi armati separatisti che non hanno firmato l’accordo. Fra questi, ci sono i due più numerosi: i Kachin e i Wa, che contano decine di migliaia di membri.

I combattimenti tra governo e ribelli sono iniziati nel 1948, quando il Paese ha raggiunto la propria indipendenza dal Regno Unito.

I leader del Myanmar hanno descritto l’accordo come un grande passo verso la pace. Tuttavia la strada per la fine delle ostilità nel Paese sembra essere ancora lunga.

Formalmente, si chiama Accordo di tregua nazionale, ma l’assenza di sette gruppi etnici nell’accordo rende questo nome impreciso.

“Se ci sono grandi parti del Paese che non sono incluse, non è veramente una tregua nazionale”, ha detto Tom Kramer, un ricercatore presso il Transnational Institute, un’istituzione olandese che studia le questioni etniche del Myanmar. “Le parole su una tregua nazionale e i discorsi di pace non sembrano valere in alcune aree del Paese”.

In effetti, il governo ha continuato le ostilità contro alcuni gruppi etnici tra cui quello dei Kachin, dei Kokang e dei Ta’ang, situati nell’area al confine con la Cina.

La tregua ha coinvolto soprattutto i gruppi etnici attivi nell’area confinante con la Thailandia. I negoziatori hanno riconosciuto che l’accordo non è perfetto, ma si sono detti contenti: può essere un esempio per altri gruppi separatisti che vorranno firmare una tregua in futuro.

“Meglio un accordo firmato a metà che nessun accordo”, ha detto Aung Naing Oo del Centro di pace del Myanmar, un’organizzazione governativa che ha partecipato ai negoziati con i gruppi etnici.

Il più importante firmatario dell’accordo è stato il gruppo dei Karen, che combatteva contro il governo del Myanmar da oltre sessant’anni.

Mutu Say Paw, il capo dell’Unione Nazionale dei Karen, ha definito l’accordo “una nuova pagina nella storia”.

Il risultato politico della tregua è ancora poco chiaro: entro 90 giorni dalla firma dovrebbe iniziare un dialogo sulla struttura di un nuovo sistema di governo che potrebbe rendere il Myanmar un Paese federale, secondo quanto riportato da un corrispondente della Bbc che si trova nel Paese.

Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace e un leader del movimento democratico in Myanmar, non era presente alla firma dell’accordo, del quale ha parlato in termini molto critici.

Suu Kyi aveva invitato i gruppi etnici a non affrettare l’accordo, ma piuttosto a lavorare lentamente verso una pace e stabilità più a lungo termine.

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